ROMAGNOLI, L’UOMO DERBY CHE STUDIA ALL’UNIVERSITA’

Di mestiere fa il difensore e solitamente, invece che fare gol, cerca di impedire agli altri di farlo, ma Simone Romagnoli quest’anno ha trovato la via del gol in due occasioni e in entrambi i casi dall’altra parte c’era il Modena. A questo punto chi più di lui può essere considerato un uomo derby? “Le due reti dicono questo – spiega – ma il merito va dato a tutta la squadra e non al singolo. Nell’ultimo derby siamo stati bravi a mantenere un atteggiamento positivo anche dopo essere passati in svantaggio e in questo modo non abbiamo perso la testa. Poi, quando trovi il gol nei minuti finali, non è mai questione di fortuna e basta”.

Torniamo un po’ indietro nel tempo Simone, quando hai iniziato a giocare a calcio?
Si torna veramente indietro nel tempo allora. In famiglia tutti quanti erano tifosi della Cremonese e già a quattro anni andavo allo Zini a vedere le partite dei grigiorossi. Con la Cremonese ho fatto tutta la trafila delle giovanili fino a sedici anni, quano sono passato nel settore giovanile del Milan. La mia prima esperienza da professionista è stata a Foggia nel 2010 e da lì sono passato prima al Pescara e poi allo Spezia.

A Foggia e a Pescara hai avuto Zeman come allenatore. Che ricordo hai di lui?
E’ un allenatore che ti da tantissimo sia a livello calcistico che a livello umano. Con Zeman ho passato due anni bellissimi tra la Puglia e l’Abruzzo e gli devo veramente tanto. E con lui ho vissuto davvero delle stagioni da protagonista.

A Pescara hai conquistato anche una promozione in Serie A…
Mi ricordo che non partivamo assolutamente come favoriti a inizio campionato e in rosa c’erano tanti ragazzi che provenivano dalla Lega Pro, tra cui il sottoscritto. In quel Pescara c’erano anche giocatori come Immobile, Verratti e Insigne. A parlarne adesso sembra scontato che quella squadra dovesse conquistare la A, ma ai tempi questi ragazzi non si erano ancora affermati a livello calcistico.

La stagione seguente hai anche debuttato nella massima serie. Emozionante?
Tantissimo, peccato che l’esordio sia coinciso con la sconfitta casalinga per 3-0 contro l’Inter. Sono rimasto in riva all’Adriatico per sei mesi e c’è tanto rammarico per come è andata quella stagione; sicuramente si poteva fare molto di più. A volte per restare in certe categorie ci vuole maggiore programmazione.

Com’è andata invece la parentesi in maglia spezzina?
Sono stati sei mesi non brillantissimi e intorno alla squadra c’erano grosse aspettative che però non sono state rispettate. Sia a livello di squadra che a livello personale si poteva fare molto meglio. C’è stato un momento in cui eravamo addirittura in zona retrocessione.

A questo punto della stagione quali sono gli obiettivi del Carpi?
La classifica cambia sempre ed è inutile guardarla. Io sono sempre stato abituato a scendere in campo per vincere ogni partita. A questo punto della stagione dobbiamo solo pensare a fare bene e dare il massimo in ogni partita da qui alla fine. Non ho mai capito chi si accontenta.

Sul piano ambientale invece come ti trovi a Carpi?
Mi trovo veramente bene, anche perchè è un ambiente molto simile alla mia Cremona. Sin dai primi giorni mi sono sentito come a casa e il merito è anche del gruppo che si è creato.

Fuori dal calcio hai qualche passione?
Sono una persona che ama molto viaggiare e sono anche iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia. Quando non sono impegnato con il calcio mi dedico a queste cose.

Hai mai avuto un modello di riferimento calcistico?
Da tifoso grigiorosso ho ammirato vari calciatori della Cremonese, ma in assoluto mi viene da dire Franco Baresi, anche perchè condividiamo lo stesso ruolo.

FRANCESCO BEDONI

(foto dal sito www.carpifc1909.it)