MODENA, SANSOVINI, IL ‘SINDACO’ DEL GOL, SI RACCONTA

A Pescara lo chiamavano “Il Sindaco” per la sua personalità, la freddezza in zona gol e la serietà negli allenamenti, qualità con le quali ha conquistato gli stessi tifosi del Modena che lo hanno potuto apprezzare anche come uomo assist. Stiamo parlando di Marco Sansovini, attaccante 38enne arrivato in gialloblù a fine estate, dopo una lunga carriera che lo ha portato a segnare un po’ ovunque: oltre al Pescara, dove è il terzo cannoniere di tutti i tempi, anche Spezia, Grosseto, Entella e Novara, tra le altre. “Sono un giramondo – ci dice – a volte ho bisogno di nuovi stimoli. Cambiare troppo non va bene, ma ogni tanto credo che sia giusto rinfrescare le emozioni”.

Marco come sei diventato “Il sindaco”?
Non lo so, mi hanno raccontato che, ai tempi del Pescara, questa cosa ha iniziato a girare su internet e, con il passaparola, è diventata di dominio pubblico. E’ successo, credo, un paio di anni prima della grande stagione con Zeman.

Si dice che con Zeman gli attaccanti crescono sempre. Cosa riesce a dare in più?
Intanto, a livello fisico, ti fa lavorare con qualità e grande quantità e sei sicuramente più allenato degli altri. Poi insegna dei movimenti di gioco chiari e netti, sempre di attacco alla profondità e alla porta. Inoltre il suo impianto di gioco è votato all’attacco e alla ricerca immediata del gol e si crea tantissimo. Fu lui a spostarmi all’ala e lo devo ringraziare, mi ha insegnato un ruolo diverso con altri movimenti e un altra mentalità.

Del resto a Pescara hai raggiunto il culmine della tua carriera…
E’ vero, l’anno con Zeman feci bene a livello realizzativo e saltai soltanto una partita, ma soprattutto vincemmo il campionato e riportammo il Pescara in A dopo 20 anni. Un’impresa che è difficile da raccontare a parole.

Torniamo indietro, quando hai cominciato ad appassionarti al calcio?
Credo quando sono nato, una delle primissime foto che mi scattarono i miei genitori, quando forse non camminavo ancora, era con un completino da calcio e una palla tra i piedi. A sei anni sono entrato nella scuola calcio del mio quartiere, mentre a 14, dopo vari provini, sono arrivato al settore giovanile della Roma, dove sono rimasto fino alla Primavera.

Sei tifoso della Roma?
Si, da sempre. Ai tempi il mio idolo era “Il Principe” Giannini, che di quella Roma era il capitano. Totti era ancora troppo giovane.

Ricordi il tuo esordio tra i professionisti?
Certo, fu nel febbraio del ‘99 in C1 al Foggia, ai tempi di proprietà dei Sensi, dove la Roma mi mandò a farmi le ossa. Avversario l’Atletico Catania.

E quello in serie B?
E’ stato a Grosseto, dove ero tornato dopo un anno di prestito al Pescara in C1. L’allenatore era Gustinetti. Il primo gol lo segnai su rigore contro l’Albinoleffe. Me lo procurai facendomi atterrare da Narciso e lo calciai. Perdemmo la semifinale play off a Livorno dopo aver vinto l’andata in casa. Finimmo la partita in otto.

Tra le tante partite che hai giocato ce n’è una che ricordi in modo particolare?
Se ne devo estrapolare una, dico Pescara-Nocerina, ultima di campionato dell’anno di Zeman. Eravamo già promossi, ma vincendo 1-0 con gol di Maniero al 93’ e concludemmo proprio primi per differenza reti nei confronti del Torino. Ero il capitano e alla fine ho avuto il privilegio di alzare la Coppa. Una grande emozione.

Com’è nata la trattativa col Modena?
Mah, c’era già stato qualche contatto, ma la cosa si era un po’ arenata. Nel Modena poi è andato via Brega, la trattativa si è riaperta ed è andata in porto. E’ stata una scelta azzeccatissima. Qui mi trovo splendidamente.

Il tempo libero come lo passi?
Ho due figlie, di 9 anni e mezzo e 2 anni e mezzo, e di tempo ne ho poco. Quando riusciamo mi piace uscire a mangiare con mia moglie o andare a vedere qualche città.

Segui altri sport?
Il basket, quello italiano. Sono tifoso della Virtus Roma, quando avevo tempo andavo anche al Palazzetto a vedere le partite.

Sei un ragazzo “Social”?
No, pochissimo. I social mi danno quasi fastidio. Io meno appaio meglio sto.

Il Natale dove lo passerai?
Gli altri anni spesso si giocava, ma io la Vigilia l’ho sempre trascorsa a casa. Noi per tradizione festeggiamo più la Vigilia che il Natale, che a volte ho passato anche in viaggio, visto che si giocava il 26. Quest’anno lo vivrò in famiglia in maniera, diciamo così, più classica.

(GB)

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.