MODENA, STORIE: GIACOMO PETTARIN TRA CALCIO E MUSICA

Avere dei giocatori che un campionato l’hanno già vinto e sanno come fare è importantissimo in tutte le categorie, in particolare in un campionato come la serie D che nasconde insidie insospettabili su ogni campetto di provincia. Il Modena ne ha diversi di giocatori che questa categoria l’hanno già vinta, anche più di una volta, come Giacomo Pettarin, centrocampista di Mariano del Friuli, il paese di Dino Zoff, che ha al suo attivo quattro promozioni dalla D alla C o C2 quando ancora esisteva. “Se conosci già un campionato e le insidie che nasconde sei preparato – ci spiega Pettarin – ma non sarà assolutamente facile. Più si andrà avanti e più diventerà difficile e vedrete che nel girone di ritorno ci sarà una situazione molto diversa da quella dell’andata, molte squadre cambieranno sia a livello di uomini che di obiettivi e atteggiamento. Molti verranno al Braglia per chiudersi ancora di più. Noi comunque dobbiamo assolutamente riportare il Modena dove merita. E’ un ossessione che ho dentro da quando sono arrivato qui”.

Giacomo torniamo un bel po’ indietro. Quando è nata la tua passione per il calcio?
Credo fin da subito. Sia mio padre che mio nonno giocavano a calcio e mi hanno messo la palla tra i piedi quando ero ancora piccolissimo. Ho iniziato a giocare nei pulcini della Pro Romans, società di un paese vicino al mio.

Con la Pro Romans hai esordito in prima squadra?
Si, successe in una partita di Coppa Italia contro la squadra del mio paese, che militava in Promozione mentre noi facevamo l’Eccellenza. Lo ricordo bene perché a centrocampo mi trovai di fronte mio fratello più grande. Quell’anno vincemmo la Coppa e fummo promossi in serie D.

E l’anno dopo hai debuttato in D?
No, ho preferito rispondere alla chiamata dell’Udinese per fare gli Allievi Nazionali. Io avevo 16 anni e la ricordo come un’esperienza bella ma faticosa. Si partiva alle sette del mattino per andare a scuola, poi ci si andava ad allenare dopo aver mangiato un panino al volo alla stazione delle corriere. L’anno dopo però loro decisero di provare a vincere il campionato Primavera e acquistarono tutti giocatori già pronti, quindi io me ne tornai in D all’Itala San Marco, dove ho conosciuto un allenatore, Pavanel, che è stato molto importante per la mia formazione.

La D l’hai giocata e vinta tante volte, Mantova, Porto Tolle, Mestre, Pro Patria, ma la possibilità del salto di categoria importante l’hai avuta?
Dopo un buona stagione alla Sacilese, il Rimini, che era in B, mi fece tre anni di contratto, ma mi mandò in prestito alla Sambonifacese in C2. L’anno successivo il Sud Tirol, neopromosso in C1, voleva puntare su di me, ma al momento decisivo la Lega mise fuori la regola che una società prendeva i contributi solo per giocatori dall’89 in su e io, che ero dell’88, mi trovai improvvisamente senza squadra e dovetti ripartire dalla D, dal Mantova del post fallimento di Lori.

Giocando da centrocampista chi era il tuo modello da ragazzino?
Erano i primi anni in cui si giocava con il play maker basso davanti alla difesa, quindi i vari Pirlo, Redondo etc. Diciamo che mi sono, tra virgolette, ispirato a questi giocatori.

Di che squadra sei tifoso?
Della Lazio, lo diventai perché, quando ero ragazzino, aveva come presidente e poi allenatore Dino Zoff. Inoltre c’era Beppe Signori che diventò il mio idolo seguendo Usa ‘94.

Zoff l’hai conosciuto?
Si, viene ogni anno un paio di giorni al paese quando c’è una festa dei donatori di sangue e di solito ci si saluta.

Ti piacciono e segui altri sport?
Sicuramente il basket, in Friuli c’è una buona tradizione tra Gorizia e Udine. Poi il golf, il tennis – preferisco Federer a Nadal – persino lo snooker.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla Festa del Modena abbiamo scoperto la tua passione per la musica…
E’ vero, mi accompagna nella quotidianità e ogni tanto mi diletto a strimpellare qualche strumento. Del resto in famiglia tutti cantano in un coro del paese di cui mio padre è il direttore.

Quali sono i tuoi artisti preferiti?
Il rock classico, anni 60-70, dai Beatles ai Led Zeppelin, ma anche il Brit-Rock di gruppi come i Coldplay, che ho visto a Milano, e gli Oasis.

Come vedi il tuo futuro dopo il calcio?
Mi piacerebbe provare ad allenare. Ho alcune idee e vorrei cercare di metterle in pratica.

(GB)

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.