GOLF, VECCHI FOSSA: “TRA DIECI ANNI SPERO DI ESSERE TRA I TOP DEL MONDO”

JACOPO VECCHI FOSSA,GOLFISTA PROFESSIONISTA,SI RACCONTA

Jacopo Vecchi Fossa in azione sul green

Jacopo Vecchi Fossa, golfista professionista classe 1994, di Reggio Emilia, gioca già da parecchi anni presso il Modena Golf & Country Club di cui è divenuto una colonna portante. Giocatore professionista da quest’anno, ha le idee ben chiare sul proprio futuro. Gianni Morandi cantava “Uno su mille ce la fa”. Il cantante emiliano sosteneva, con queste parole, che sia durissima emergere in qualsiasi ambiente della vita. Jacopo lo sa, ne è ben consapevole, ma lo è altrettanto delle sue doti tecniche e delle sue possibilità di arrivare in alto in questa disciplina. Lo abbiamo incontrato nella splendida cornice del Golf Club cittadino  e ci ha raccontato la sua storia:

A quanti anni hai iniziato a giocare a golf e perché?
Ho iniziato a undici anni perché mio papà ha cominciato a praticare questo sport. Un giorno ho provato con lui, mi è piaciuto e da lì, si può dire, che sia scattata una scintilla e la mia carriera da golfista sia iniziata.

Per arrivare ad alti livelli, hai avuto tanti maestri. Quale, tra tutti, ti ha dato di più?
Io ho avuto tanti maestri perché ho iniziato a Reggio Emilia, ma poi la mia carriera è cresciuta al Modena Golf & Country Club. Quello che mi ha fatto fare il salto di qualità maggiore è il maestro con cui mi alleno attualmente. E’ di Verona ed è un coach nello staff della nazionale amateur. Un buon allenatore che mi ha aiutato molto.

Di Recente hai fatto il salto da amateur a professionista. Cosa significa? Quali sono i pro e i contro di questo cambiamento?
In ottobre dello scorso anno ho deciso di passare professionista. Dopo sei anni di golf a livello dilettantistico, ho scelto di diventare pro siccome nella vita voglio giocare a golf a livelli più alti possibile. Le differenze sostanziali stanno nel fatto che al livello dei dilettanti giochi per la gloria ed il piacere personale mentre quando sei un giocatore professionista giochi anche per l’aspetto economico. Agli inizi il piazzamento finale di ogni gara cambia molto per le entrate economiche. Se è una giornata storta, da amateur, puoi anche lasciarla andare. Non si perde nulla. Da professionista, invece, devi portare a casa a tutti i costi il miglior risultato possibile.

Jacopo, hai anche una grande esperienza internazionale. Qual’è la gara che ricordi con più piacere?
Essendo stato cinque anni nel giro della Nazionale, ho fatto molte gare all’estero. Quelle più belle sono a squadre. Ogni Nazionale si presenta con sei giocatori e si comincia la sfida. Sono molto prestigiose e molto divertenti.

La più particolare giocata oltre confine?
Gli internazionali di Austria. Si tennero in un posto, in mezzo al nulla, sopra a Vienna. Ho vinto ed è stato molto bello. Ricordo che in quel periodo non stavo giocando bene. In quel torneo però, buca per buca, ho preso sempre più fiducia ed alla fine ho portato a casa la vittoria.

Anche tu, come altri tuoi colleghi già sentiti da modenasportiva.it, hai giocato nello storico campo di St. Andrews. Che emozioni si provano a calcare questo impianto storico per lo sport mondiale?
E’ un’esperienza unica. Il golf è nato li, è come dire per un tennista giocare a Wimbledon o per un calciatore al Maracanã. Legati a questo campo ci sono anche vari aneddoti. Questa disciplina è nata proprio lì, in Scozia. Diciamo innanzi tutto che la parola Golf è un acronimo: G=Gentleman, O=Only, L=Ladies, F=Forbidden. In questi tempi non è più così perché le donne possono giocare senza problemi su tutti i campi.

Ci ricordi anche quello legato al numero delle buche presenti su un campo?
Sono diciotto perché per finire una bottiglia di Whisky occorrono diciotto bicchieri.

La stagione è all’inizio, hai già degli obiettivi?
Il golf professionistico è paragonabile al calcio. Diviso in tre categorie principali. Io gioco nella terza di queste. Avendo fatto le ultime due annate da dilettante molto buone, la Federazione mi sta aiutando anche da professionista dandomi inviti per gare nella categoria maggiore a quella in cui gioco io. Avendo questi, il mio obiettivo è riuscire a mantenere la categoria. Non mi sono prefissato una vittoria particolare ma se viene la prendo, ovviamente, più che volentieri.

Tu hai giocato anche in altri continenti, come Africa e Stati Uniti d’ America. C’è molta differenza a giocare lì piuttosto che nella nostra cara vecchia Europa?
Non ce n’è molta. Alla fine è’ vero che i campi da golf sono diversi l’uno dall’altro, ma quando stai giocando, essere a Modena o ad Hong Kong o in Sud Africa più o meno è la stessa cosa. Molti fattori influenzano le differenze tra un posto e l’altro come altitudine e vento.

Il movimento golfistico è decisamente in ascesa, come ti spieghi questo fenomeno?
Questo sport sta cambiando tanto negli ultimi anni perché i golfisti sono diventati veri e propri atleti. Un esempio? Tiger Woods, il migliore di sempre, si allenava molto anche in palestra e fuori dal campo. Il golf si sta muovendo in un’altra direzione rispetto a cinquant’anni fa quando si prendeva il ferro e si andava in campo. Adesso, la preparazione atletica è molto importante perché i campi stanno cambiando. Se non si è preparati anche dal punto di vista fisico, è difficile competere a livelli altissimi. Per questi motivi questa disciplina sta diventando molto più giovanile.

Che consiglio ti senti di dare a un golfista alle prime armi o ad un giovane giocatore che ti vede come modello?
Ad una persona che sta iniziando a giocare a golf posso dire che occorre una certa costanza nel giocare. All’inizio non è facile come sport, bisogna avere molta memoria muscolare che non tutti hanno. Ci vuole del tempo per tirare la pallina dove si vuole. Con un po’ di pratica quasi tutti i giorni si possono divertire la maggior parte delle persone.

Si parlava di costanza nell’allenamento, ce ne vuole tanta anche per uno come te a venire tutti i giorni a Modena da Reggio Emilia, dove abiti, per allenarsi. Perché hai scelto proprio la nostra città come sede dei tuoi allenamenti?
E’ una bella domanda, perché proprio Modena? Ho cambiato molti maestri, come ho detto ad inizio intervista, uno di loro era proprio qui a Modena. Circa quattro anni fa è tornato ad insegnare a casa sua, a San Remo, in quegli anni quando venivo qui a giocare ero socio al Matilde di Canossa di Reggio Emilia ma ho conosciuto molti ragazzi modenesi. Con loro mi sono sempre allenato e li ho conosciuti bene. Una volta presa la decisione di dedicarsmi maggiormente al golf, sono venuto qui per vari motivi. Il campo è uno dei più belli d’Italia, il campo pratica è perfetto. Ci sono tanti motivi per i quali non gioco a Reggio, uno dei principali? La compagnia…

Dove ti vedi tra dieci anni?
Spero di essere tra i top del mondo. Devo viaggiare e provare ad essere competitivo in tutte le gare che faccio in tutto il mondo. Sarebbe davvero un sogno. 

Di Filippo Mattioli  

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