GP ABU DHABI, CALA IL SIPARIO. COSA ASPETTARSI DALLA FERRARI?

Freni e temperature le variabili negli Emirati, dove Rosberg si gioca il titolo. Ferrari che non vede l'ora di mandare in archivio una stagione fallimentare

Non sarà romantico, nemmeno storico. Forse neanche così tanto bello, il circuito di Abu Dhabi, nell’isola di Yas Marina. Ma non prendiamoci in giro: hanno i soldi, le sponsorizzazioni forti, e, di questi tempi, l’ascendente del dio danaro ha sempre più importanza del romanticismo intriso di misticismo, anche un po’ laico e blasfemo, da sport.

In questa stagione, comunque, ai ferraristi interessa poco l’ultima tappa del calendario. Un sipario quasi agognato al termine di un 2016 aspro, mediocre, ben lungi dalle fantomatiche dichiarazioni primaverili di Marchionne. Che, forse, deve ancora accumulare un po’ di punti esperienza (come nei videogame) in ambito F1. L’obiettivo in Medio Oriente, divenuto ormai ridondante fallimento estivo-autunnale, si chiama podio. Sono stati dieci i piazzamenti totali nella top-3, contro i 16 Red Bull e i 31 Mercedes. Quelli rossi per lo più agglomerati nella prima fase. L’ultimo risale a Monza, quasi tre mesi fa. Ma, soprattutto, zero vittorie. Dal 1950 è successo 13 volte. L’ultima, prima del 2014, nel 1993. E non riavvolgiamo troppo il nastro, farebbe male ai tifosi, quelli veri, quelli con qualche ruga in più e una memoria lunga.

E, quindi, cosa aspettarsi dal weekend arabo in zona Cavallino? Non molto, ci sentiamo di dire. In assenza di variabili meteo (la pioggia rasenta l’impossibilità più assoluta), le dipendenti si chiamano temperatura e freni. La prima riguarda l’orario di partenza, il tardo pomeriggio (le 17 locali), con ending “al buio”. Tradotto, temperature più basse in un asfalto poco usurato (in calendario dal 2009), che si unisce ad un importante fattore: l’impianto frenante, il più sollecitato dell’anno. Parola di Brembo.

In virtù di queste ragioni i pronostici sono i soliti: Mercedes battistrada, Red Bull appena dietro, capace, strategie permettendo, di fungere da arbitro nella contesa iridata. Molto difficile, dunque, per la SF 16-H chiudere a podio, specie se dovesse fallire le qualifiche, dacché i sorpassi sono piuttosto complicati.

Per quanto riguarda il titolo, ad Hamilton non basterà la vittoria: in quel caso a Rosberg andrebbe bene la terza piazza. Tutte le altre possibilità sembrano quasi fiabesche, e ve le risparmiamo. Scintille, invece, nella conferenza del venerdì, con Lewis che accusa di “complotto”, rimandando però i dettagli “fra 12 anni”.

In ultimo, Abu Dhabi rappresenta, a suo modo, una chiusura di un sipario che va ben oltre il 2016. Infatti sarà l’ultimo Gran Premio delle attuali generazioni di monoposto. Dal 2017 saranno introdotti numerosi cambi regolamentari, volti a rendere più spettacolare la disciplina. La novità più appariscente saranno gli pneumatici Pirelli. Nuovi, del 25% più larghi, mastodontici, con mescole diverse. Presentati proprio negli Emirati. Che garantiranno, sulla carta, un guadagno di 3 secondi a giro. Un’infinità.

di Gigi Ferrante
(foto tratta dal sito ufficiale F1)