HALO: COS’È, PROBLEMI E SOLUZIONI. MA SERVE DAVVERO?

La sensazione è che se ne parli “per moda”, passeggera per definizione. Ma qualcuno punta il dito contro Halo anche sul fattore sicurezza. Analizziamo i punti critici e le soluzioni. L’estetica è davvero importante in F1?

L’introduzione di Halo per il 2018, sistema di sicurezza per le monoposto di Formula Uno, ha sollevato numerosi pareri contrastanti. “Nessuno fece lo stesso quando le cinture di sicurezza divennero obbligatorie”, come ha ricordato in conferenza prima del GP d’Ungheria Fernando Alonso.

Il motivo sembra chiaro: l’estetica danneggiata. Ma non solo: ad alimentare le polemiche ci sarebbero anche dei dubbi sull’effettiva valenza “safety” di Halo. E i fan del Circus, non in pochi per la verità, paventano addirittura l’idea di abbandonare la visione dello spettacolo.

Vediamo nel dettaglio le caratteristiche del famigerato Halo, cercando di rispondere ad una domanda, su tutte: ma serve davvero? 

PAROLA DELLA FIA

Chiariamo subito un punto: non c’è bisogno del voto unanime dei team. Infatti, solo e solamente per quanto riguarda la sicurezza, la FIA può attuare una decisione e renderla ufficiale senza l’appoggio delle Scuderie. Anche se fossero tutte in disaccordo, in teoria.

Quindi poco importa se Ferrari, Mercedes, Haas o Sauber votino “no”. La Federazione può fregarsene, in soldoni.

“La sicurezza è una preoccupazione fondamentale per la FIA e, mentre sono stati fatti grandi passi in avanti in molti settori di questo sport, la protezione della testa rimane un campo che desta molto preoccupazione. – si legge nel comunicato – La missione riguarda la diminuzione al massimo dei rischi, attraverso una costante ricerca di maggiore sicurezza in pista e un adeguato sviluppo tecnologico. Gli incidenti degli ultimi dieci anni hanno chiarito che era necessario mitigare l’impatto frontale nell’area della cabina di guida, e questo aspetto è diventato una priorità.”

Lo Strategy Group ha così deciso di adottare una “protezione della cabina di guida dalla stagione 2018. Tutte le parti interessate hanno lavorato e sono arrivate alla conclusione che il concetto espresso dall’Halo fosse l’opzione preferita. I test, che hanno contemplato anche l’”Aeroscreen” e lo “Shield”, si sono rivelati meno efficaci.” 

“Gli aspetti considerati sono stati il contatto auto-auto e quello auto-ambiente, oltre a quello auto-oggetti esterni. Negli incidenti auto-auto l’Halo ha potuto sopportare 15 volte il carico statico della massa totale della vettura ed è stato in grado di ridurre significativamente le lesioni. Nei test auto-ambiente Halo ha impedito in molti casi il contatto del casco con un muro o una barriera. Nel caso di oggetti esterni, infine, Halo può respingere oggetti di grandi dimensioni e ha anche dimostrato un aumento della protezione contro i piccoli detriti.”

“L’ultimo progetto dell’Halo sarà ulteriormente raffinato prima della sua introduzione nel 2018 grazie a uno sforzo congiunto di squadre, piloti e FIA

I “PRIMI PASSI” DI HALO NEL 2016

Il sistema Halo è già apparso sulle monoposto per alcuni brevi test. Il battesimo a Barcellona 2016, poi una seconda evoluzione a Silverstone da Red Bull con una sezione estraibile. Fu promosso per quanto concerne la visibilità da Raikkonen. Qui invece l’on-board sulla vettura di Vettel.

Nonostante i pareri discordanti fra gli stessi piloti (non sul fattore visivo quanto per quello estetico), Halo fu utilizzato in alcuni test statici e durante le Prove Libere. Nessun giro “ufficiale” nei Gran Premi, naturalmente.

LE PAROLE DEI PILOTI 

L’associazione dei piloti, la GPDA, tramite il presidente Alex Wurz ha commentato l’Halo con un comunicato.

“I piloti rispettano le convinzioni della FIA sulla sicurezza e sostengono la ricerca in tal senso. Negli ultimi decenni le velocità sul giro sono divenute sempre maggiori e ciò può avvenire solo in ossequio ad una sicurezza crescente. Ci sono stati meno incidenti mortali, meno lesioni ed un aumento della popolarità del nostro sport.”

“La F1 –prosegue il comunicato- è un punto di riferimento per la sicurezza senza la compromissione delle prestazioni. Esteticamente potrebbe non essere gradito (l’Halo, ndr) ma tutti i protagonisti potranno spingere al massimo in pista. Questa è la chiave per alimentare crescita e popolarità del Motorport.”

Toto Wolff, team manager Mercedes, ha commentato così la scelta: “non ne sono entusiasta da un punto di vista estetico, ma questa è la strada della FIA. Dobbiamo tirarne fuori il meglio.” 

Ma altri, come l’ex addetto ai lavori Daniele Audetto, si sono espressi negativamente: “guidare una F1 è un onore, ma deve contemplare anche un rischio nell’essenza. Troppa sicurezza non è da F1.”

Contrari ad Halo anche alcuni piloti come Verstappen o l’ex Niki Lauda. La Ferrari non si è ancora espressa ufficialmente.

I PROBLEMI

  1. La visibilità, innanzitutto. Con quel pilone centrale si teme che la visibilità, che si riduce ad alte velocità, possa stringersi significativamente.
  2. L’estrazione in caso di incidente. Nonostante sia dotato di una parte semovente, Halo è progettato per sopportare carichi elevati, ed è dunque piuttosto “rigido”. In alcuni crash test i piloti sono stati estratti dopo circa 7-8 secondi dall’impatto. Ad oggi il limite è di 5 secondi.
  3. Potrebbe rompersi. Certo, si tratta di un’eventualità da prendere in considerazione in casi estremi, ma pur sempre possibili. E pare che alcuni ingegneri del paddock abbiano già consegnato dossier riguardanti la rottura di Halo in seguito a dinamiche particolari di contatto.
  4. E i detriti più piccoli? Ricordate la molla che colpì Massa in Ungheria nel 2009? Halo non sarebbe in grado di deviarla, così come non sarebbe in grado di schermare detriti più piccoli di una decina di centimetri scarsi.
  5. Il peso delle vetture. L’aumento generoso di oltre 26 chilogrammi dal 2016 al 2017 non era evidentemente un atto di altruismo FIA. Erano invece già contemplati i circa 10 chili di Halo. Un ulteriore scoglio per le scuderie.
  6. L’estetica. Qui non c’è argomentazione che tenga. O piace o non piace. Insomma, de gustibus…

LE SOLUZIONI

Senza entrare nel dettaglio -risulteremmo superfluamente vacui, ed ora vi spieghiamo il perché- le problematiche dalla 1 alla 5 rientrano in una sola categoria: quella dello sviluppo tecnico.

Non va dimenticato che le quattro evoluzioni di Halo che abbiamo visto restano delle prove. Da affinare. Da migliorare. Per estetica e, soprattutto, sicurezza. Ed ogni discorso sarebbe quindi campato per aria, basandoci su modelli che potrebbero essere lontani dalla realtà del 2018.

Per il “danno estetico”, invece, la risposta è semplice. Vi entrerà in testa come lo hanno fatto altre “rivoluzioni”, altri “cambiamenti epocali”. Non credo che un fan della Ferrari segua la Rossa per via delle gomme Pirelli, per via della pinna di squalo o per il volante in carbonio. Insomma, anche chi minaccia di abbandonare il mondo del Motorsport, presto cambierà idea. E si tornerà a parlare di cose più serie.

Ci sono cose più importanti. Come la sicurezza in pista, ad esempio. E in questo caso ogni riferimento è puramente voluto.
Non deve piacervi, deve emozionarvi. E lo farà lo stesso, lontano dalla misura in cui Halo farà parte delle vostre vite future.

Gigi Ferrante

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