PAGELLE SILVERSTONE DA DIECI A ZERO: IL FATTORE CAMPO CHE FA LA DIFFERENZA

Una trasferta difficile, sfortunata, girata male. E c'è già chi pensa sia stata la peggior tre giorni del Mondiale del Cavallino

Ma con un Hamilton così, qualsiasi polemica si sterilizza. Troppa fuffa,troppo pseudo diritto, troppi pseudo complotti. Ma c’è chi va contro la sfiga, applicandosi. Finalmente.

Finalmente torniamo in pista, senza processi, commissari e tribunali. Spazzando via le polemiche di chi vuol far passare tutto come “complotto”, perché la squadra che tifo io è meglio della tua. “Ma se tu non avessi gli aiuti dalla FIA, eh, se non li avessi…”

Le pagelle da Silverstone sono quelle d’una gara ricca di variabili, amari per la Rossa, ma pur sempre “di gioco”. Con buona pace di un regolamento troppo spesso tirato in ballo a legittima difesa d’una fede. Per giustificare cosa, poi?

HAMILTON, VOTO 10. Home sweet home. E c’era anche chi avrebbe voluto una penalità per un rallentamento in Q3 nei confronti di Grosjean. Un appiglio strampalato, vista la perfezione di Ginetto versione hammer. E menomale, perché sulla Mercedes di oggi avrebbe messo in imbarazzo qualsiasi avventore, pure partendo ventottesimo.

Padrone di casa a capo-tavola

RAIKKONEN, VOTO 9. Le parecchie insufficienze pregresse non vogliono dire nulla. Il finnico risponde trasversalmente a critiche da tifoso e al boss, Marchionne (“deve impegnarsi di più”). Ma non faccia la fine degli studenti che si applicano solo se la mamma gli rifila un paio di sculacciate. Il terzo posto finale è una casualità, fatta di sfiga vera. E vederlo là sopra è sempre, comunque, libidine.

Non è podio senza muso

BOTTAS, VOTO 8. A dimostrare la bontà della freccia in casa propria, il neofita in grigio parte settimo e chiude secondo. Che è come vincere se davanti hai una freccia che vola, più che una freccia d’argento. Certo, di fatto è arrivato terzo (chiedere a Kimi per spiegazioni). Ma il ragazzetto c’è.

Mors tua vita mea

RED BULL, VOTO 7. Verstappen, 22 giri nelle ultime tre gare, corre col piede tirato. Attento, anche troppo, in certe occasioni. Azzanna poi, quando spigliato ritrova la fiducia perduta da “Mad Max”. Mister Sorriso invece (Daniel Ricciardo, per i non amanti delle metonimie) finisce con un onestissimo quinto posto. Legittimato dalla penultima posizione di partenza. Non per colpa sua. E continuando la serie positiva (più punti di Vettel nelle ultime quattro gare).

Segnali di ripresa  


VANDOORNE, VOTO 6. Va bene, è partito in top-10 ed è arrivato undicesimo. Ma ha portato fino al traguardo una catapecchia con gli adesivi “McLaren”. Che è già tanto. Povero Nando.

Quel che viene è tutto in più

VETTEL, VOTO 5. Da Baku si è un po’ perso. Sussulti nella seconda metà di gara in Austria, e poco più. Vero che oggi la foratura nel finale gli ha pregiudicato il piazzamento. Il quale, tuttavia, non sarebbe stato esaltante pure a gomma intatta.

Bisogno di ferie? 

MARIO ISOLA, VOTO 4. Sbilanciarsi così su una pista come Silverstone, della quale tutti gli addetti conoscono l’abrasività del tracciato, significa fare bungee jumping con una corda di cashmere finissimo.

“Menomale che Pirelli non fa preservativi”

TORO ROSSO, VOTO 3. Al week-end, più che altro. Cominciano con la lente d’ingrandimento FIA puntata addosso per potenziali scorrettezze, rivelatesi poi un equivoco. Partono e si fracassano a vicenda.

Siamo una famiglia!

KVYAT, VOTO 2. Ogni giorno un Daniil Kvyat si sveglia, si alza, e sa che deve correre e sbattere addosso ad un’altra macchina. E se è del mio stesso DNA? Chi se ne importa.

Palla da bowling

NUVOLE GRIGE, VOTO 1. Grigio come le Mercedes, come l’umore di Arrivabene, come l’Inghilterra e le nubi che sovrastano Silverstone. Però un astro che si mette così di traverso, con due forature quasi in simultanea, beh, significa che qualcuno da lassù si era proprio incazzato.

Non fateli più arrabbiare…

VOTO 0 A CHI… Non ha ancora capito i reali valori in campo di questo mondiale. Mercedes davanti, Ferrari ottima avversaria. Il resto, la FIA, le penalità, il nonnismo…

FUFFA! 

Gigi Ferrante

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