PAGELLE SOCHI: STUDENTE SPAESATO ALLA PRIMA, FERRARI FELICE, ULTRAS DA DITO MEDIO E POCHEZZA DI PUTIN

Lo sbarbato finlandese perde la verginità davanti al poco amico Kimi. Vettel alza il dito con Massa, Hamilton con se stesso, Alonso con la McLaren. Le pagelle da Sochi

È stata una prima volta. Per un finlandese, abbastanza freddo, “Walter”, ma con “due t”. E fa anche piacere, in F1, quando a vincere (non) sono sempre loro. I pignoli mi diranno che anche Valtteri guida una Mercedes, ergo, uno di “loro”. Ma per uno che sembra uno studente fuori sede trapiantato da Nastola, in Finlandia, anime quindicimila, a Londra, fa il suo effetto.
E i tifosi Ferrari non vorranno dirmi che, dopo due vittorie in tre gare, ma dopo due anni di mazzate fra capo e collo, si saranno già imborghesiti.

Ma anche gli occhi grigi del campione, la felicità comunque fiduciosa della Rossa e l’infelicità di un podio freddo, ma con due finlandesi (che si odiano) ed un tedesco, in Russia, non poteva essere altrimenti.
Poi le outsider solamente “out”, le scelte di Nando e quelle dei fortunati “figli” della F1.

Le pagelle da Sochi, sotto gli occhi vitrei di quello smargiasso di Putin.

BOTTAS VOTO 10. Uno stacco in partenza fulminante che lascia di sasso i due ferraristi. Poi una gestione da metronomo, fatta eccezione per una frenata con cui ha anticipato la grigliata di ferragosto sulla sua anteriore sinistra. Gara non semplice per un novellino dal punto di vista nervoso, specie se il tuo inseguitore ti alita sul collo fino all’ultima curva. E più che la vittoria, la libidine è sul podio, quando sprizza lo champagne, metaforicamente, in faccia a Raikkonen. Dopo averlo accuratamente evitato in parco chiuso.
Why Kimi? Beh, non è esattamente il suo amichetto del cuore.

FERRARI VOTO 9. Proprio strano questo sport. Quando non ti aspetti nulla, vai a casa con la corona, quando tutti ti danno per vincente, invece, non la spunti. Ma le ossa rotte fanno parte del passato. Questa Gina continua a sorridere e a trasmettere felicità.

VETTEL VOTO 8. Poteva chiudere il week-end al meglio, dopo libere e qualifiche da fulmine, facendo quello che alla fine conta più di tutto. Non ci riesce o per suoi demeriti all’avvio o per meriti altrui. Propendiamo più per la seconda, e allora il voto resta alto. Anche perché, come accade anche nell’Italia del pallone, pur senza vincere Seb ha guadagnato punti in classifica iridata sugli inseguitori. E poi ha messo i gioielli in testa a Gino. Ancora.

RAIKKONEN VOTO 6. Alla fine ha perso una posizione in griglia rispetto alla partenza, proprio come Vettel. Però Kimi arriva molto più indietro, ha un passo che, appunto, è appena sufficiente, e non va mai forte abbastanza quando dovrebbe. Egregiamente sincero nel non essersi neanche accorto di esser stato sverniciato in partenza da Bottas:
“com’è possibile che sia davanti! (Bottas ndr)…dovevamo fermarci prima!”
“era in testa, Kimi”
“ah, ok!”

HAMILTON GINETTO VOTO 4. Chiudiamo il quartetto delle voci grosse con chi, troppo superficialmente, era stato dato per assoluto protagonista a Sochi. Benché fosse lecito pensarlo dopo le ultime edizioni russe, è anche vero che l’anglo-caraibico, ex “Zar” del week-end, ultimamente sembra avere la cera dei protagonisti di “Una notte da leoni”. Vita spericolata?
Il suo “come mai davanti vanno più forte?” denota una certa disabitudine alla sconfitta. Che a volte è salutare. Chiedere alla Ferrari per info.

BACIATI DALLA FORTUNA VOTO 2 E MEZZO. Il “Mezzo” è una media aritmetica fra il “2” che avremmo dato a Grosjean e il “3” per Lance Stroll. Il primo, che di gare in F1 ne ha corse più di cento, sembra divertirsi come al Luna Park sugli autoscontri. Stavolta il malcapitato è Palmer, prima accarezzato e poi capovolto dal franco-svizzero, come accadde ad Alonso nel 2012 a Spa. Dopo appena centocinquanta metri. E ha la faccia tosta di incolpare gli ingegneri…

Per il baby Stroll, invece, nemmeno la quarta è quella buona. Zero punti, che alla Sauber sarebbero normali, ma alla Williams, con Massa a quota 18, ti dipingono ancor più incapace di quel che sei. E Villeneuve, che un minimo ne sa, affonda: “non è da F1”. Ma il padre sì. E forse anche quello di Grosjean (?).

 

 

SECONDE LINEE ASSENTI INGIUSTIFICATE. Williams, Force India, Toro Rosso, soprattutto Red Bull. Tutte impegnate in una gara lontana da quella che vivono le prime due in pista, Mercedes e Ferrari. Perez, sesto, si becca ottantasei secondi dal leader. Massa, nono, è doppiato. Verstappen, reso un fantasma dall’irriconoscibile Red Bull, quinto a sessanta secondi. Sicuri che tutti abbiano cambiato le monoposto del 2016?

RICCIARDO VOTO 5. Fra la compassione e la pietà, al simpatico Daniel non resta che scherzare sull’aereo di ritorno. In pista, invece, c’è poco da ridere. I freni della sua vettura si abbrustoliscono anzitempo e il meccanico di turno guarda i dischi con la faccia del chirurgo che parla con la famiglia del paziente: non c’è niente da fare.

 

 

LA GARA DI SOCHI VOTO 2. Sorpassi durante la gara zero, lotte a distanza e solo sui nervi. Magari i palati fini apprezzeranno, ma magari ‘sti palati sono troppo fini anche per i palati fini. Insomma, a Sochi tutto si decide all’avvio, anche perché, come già anticipato, la strategia non lasciava assai spazio di manovra. E la pennellata di Putin, che si intrattiene con tutti nel paddock parlando delle questioni russo-siriane, mette in luce la faccia educata-ipocrita-buonista dei piloti. Orsù, mica avrebbero potuto mandarlo a quel paese, il Vlad con la bomba atomica in tasca.

ALONSO VOTO 8. Non per la gara, quella nemmeno è cominciata. Ma per la scelta di partecipare alla IndyCar e lasciare la McLaren a qualcun altro, per lo meno a Montecarlo (il 28 maggio). Vigliaccheria? Nah, sembra più onestà intellettuale. A Woking qualcuno non sta lavorando a dovere. E quel qualcuno non è Nando.

 

 

VOTO 0 A CHI HA URLATO CONTRO MASSA. Vettel era a circa sette decimi da Bottas, non in zona detection point per sfruttare il DRS e a poche curve dalla fine per provare un ultimo, disperato attacco. Il dito medio di Seb, dettato dall’adrenalina, non significa che senza quel doppiaggio finale la Ferrari numero 5 avrebbe vinto. Chi non lo capisce è offuscato da un tifo curvaiolo. Certo è che Felipe farebbe meglio a svegliarsi.

di Gigi Ferrante

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.