PAGELLE UNGHERIA DA DIECI A ZERO: QUESTIONI FAMILIARI, STRATEGIE STRANE E SIGNORINE DISTRATTE

Prima delle vacanze tutti i team hanno a che fare, nel bene o nel male, con questioni intestine. Poi c’è chi fa l’uomo, chi vince moralmente e chi si fa su******* le palle. Non sappiamo se si può dire, ma qualcuno l’ha detto.

Le pagelle Ungheria: nello show assoluto della Ferrari, tutti i voti alti se li prendono loro. Ma proprio tutti. E ora ombrelloni aperti

Si va in vacanza gioendo, e non è scontato. Non lo era dopo Silverstone, quando la Luna sembrava aver girato il culo alla Ferrari. Non lo era nemmeno per il più ottimista ad inizio stagione, quando era chiaro che questa Rossa dal passo corto avrebbe avuto qualche vantaggio a Montecarlo, Budapest (clicca qui per rivivere la gara) e Singapore.

Le prime due sono andate con una doppietta. E la terza pole stagionale mancava dal 2008, anno in cui Massa superò il traguardo del Brasile da campione del mondo e se ne tornò a casa con un pugno di mosche. Roba da competitivi, comunque.

 

PAGELLE UNGHERIA

RAIKKONEN, VOTO 10. Grandi, grandissime lodi ad un pilota che quando si ricorda di essere un ex campione iridato, e ne ha voglia, guida benissimo. Pulito, perfetto. Ne aveva sia per la pole, mea culpa per un errorino, ma anche per la vittoria. Poteva dare 10 secondi a tutti, Vettel compreso. Ha fatto l’arbitro, consapevolmente. Non per forza altrui, ma per scelte e forze proprie.

Pilota del giorno, chapeau!

VETTEL-FERRARI, VOTO 9. Seb, che non avrebbe vinto senza Kimi, ha lottato con un problema di “convergenza” allo sterzo. Che a me dà fastidio anche sulla Smart, figuriamoci sulla SF70. Strategia perfetta, benché appoggiata sulla presenza di Raikkonen. Ma c’era, ed è stato giusto così.

La vittoria di Maranello

ALONSO, VOTO 8. Sono un suo grande fan, e come non esserlo. Divertente come pochi, sferzante, lucido, diretto. In questa tre-giorni ungherese ha festeggiato il compleanno, concluso al sesto posto (miglior risultato di stagione), fatto il giro veloce. E ha pure preso il sole. Tanto era in vacanza.

Una sveltina, ma lui vorrebbe una relazione seria

HAMILTON, VOTO 7. Si è beccato le peggio bofonchiate dei ferraristi accecati. Da Baku in poi, soprattutto. I tiratori scelti da social network erano pronti dopo il lasciapassare di Bottas, ma lui, a pochi metri dal traguardo, si fa sfilare dal compagno. Perde solo un punto in classifica (da 3° a 4°), ma non rompe nulla in the box. Come Raikkonen.

Uomo di parola (astuto)

BOTTAS, VOTO 6. Troppo alterno. Parte sparato, come sa fare, ma deve arrendersi all’azione di copertura di Raikkonen. Non imbrocca mai il ritmo, una continua fisarmonica. Podio finale grazie ad Hamilton (è strano dirlo) e alla penalità di Verstappen (vedi sotto).

L’iride anche no

FORCE INDIA, VOTO 5. Qualifiche così così, poi finiscono a punti. Quindi perché il 5? Per le solite scintille Perez-Ocon. Futili, visto che uno si lamentava di un presunto fallo in partenza dell’altro. Salvo poi arrivare appaiati.

Maestra, maestra, maestra!

RICCIARDO FUORI SUBITO, VOTO 4. Ma voto 8 alle sue dichiarazioni nel post –“è immaturo, è giovane, ma questi errori sono da principiante. Mi aspetto delle scuse. E che cresca”- ed è pure il compagno di box.

La signorina qua sopra gli avrebbe dato anche meno

VERSTAPPEN, VOTO 3. Con 10’’ di penalità è arrivato a ridosso degli altri. Matematicamente avrebbe vinto. Praticamente se la sarebbe giocata, quantomeno. Infastidendo qualcuno là davanti. Invece mette fuori gioco (con un bello schiaffone nei fianchi) Ricciardo dopo neanche un chilometri. E lo ha fatto pure incazzare, che è la vera notizia.

Forte, ma ancora immaturo

STRATEGIE MERCEDES A BREVE-LUNGO TERMINE, VOTO 2. Si è parlato di Bottas come outsider per il mondiale. E poi gli si dà l’ordine di far passare Hamilton. Che poi si rilascia sfilare a sua volta. C0me se non si volesse far capire chi è “il capitano” e chi il gregario.

Troppo tardi?

VOTO 1 A CHI PENSA GIÁ AL BELGIO ED A MONZA. Per rendere bene bisogna che ci sia anche dello “scioglimento”. Ferie, vacanze, staccate, lì a Maranello. Un attimo di pausa salutare. E mi riferisco anche a Marchionne, la cui vena sarcastica non è che sia così decifrabile.

L’importanza del recupero

MAGNUSSEN, VOTO 0. Disintegra in un attimo la gara di Hulkenberg e nel parco chiuso il loro scambio verbale non è proprio oxfordiano. Ma la colpa è sua, in pista, e pure fuori. Com’era quel luogo comune che i danesi…

ASINO

Gigi Ferrante

AH, E UN BEL 10 lo darei anche alla signorina sul podio. Per una volta nessuno avrebbe voluto stare nei panni di Vettel o Raikkonen.

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