I CUL BRASILIANI, L’ELOGIO AL FOLLE, FERRARI AL CONTRARIO, GINETTO AL BAR E MASSA, OBRIGADO

Le pagelle dal Brasile fra consacrazioni, saudade e acqua, tanta. Mentre il titolo slitta ad Abu Dhabi.

Da trentadue a dodici in tre gare. Venti punti in venti giorni. Non è una sorpresa Hamilton, mentre lo sarebbe Rosberg, se tra due settimane dovesse continuare a fare l’amministratore di condominio. Che, tuttavia, ha il coltello dalla parte del manico. O il volante. O la frizione (Lewis, ne sai qualcosa?). O, fuor di metafora, tutto il cucuzzaro mondiale. Stavolta Interlagos non è meta di verdetti aritmetici, si traveste da Malesia e scompiglia tutte le pedine possibili, Ferrari comprese. A parte due, le classiche, le solite, le scontate. Le più forti, comunque. Col benestare inatteso di Horner e di Toto Wolff, evidentemente in un periodo fortunato della sua vita. “Quel che cerca Maria lo trova lungo la via” recita un antico proverbio (tradotto, lo ammetto). E Toto ha il benestare di Maria, appunto. Senza essere blasfemi, per carità.
E poi, chi l’ha detto che in Brasile ci sono solamente sole, carnevale e bei culfondoschiena? Le pagelle sghembe e bagnate da San Paolo.

VERSTAPPEN VOTO 10. Che sia un genio sotto il casco, questo lo sapevamo già. Nelle pagelle di Austin un 3, poi un non troppo lusinghiero Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Estro, sregolatezza, svarioni improbabili. In Brasile però lo svarione improbabile arriva dal muretto (Horner, ti avevo lodato solo 14 giorni fa…), che gli ordina di montare le intermedie quando anche il più incapace dei netturbini avrebbe capito che la pioggia non sarebbe mai diminuita, anzi. Bene per gli appassionati, perché Max rimònta le più consone (e comunque insufficienti) rain a una manciata di tornate dalla fine, arrampicandosi dall’undicesimo al terzo posto in uno schiocco di dita. Guida leggero e leggiadro, come se fosse in corsia preferenziale asciutta e gli altri si dannassero in vasca da bagno. Uno, due, tre secondi al giro. Traiettorie Ma(x)tte, che non ti aspetti mai, né dalla poltrona né dalla monoposto né da un diciottenne. Per molti la consacrazione nel tempio che fu di Senna. Papà Jos? Libidine.

MASSA, OBRIGADO. Qualsiasi voto sarebbe opinabile. Alla carriera, s’intende. Con la faccia del ragazzino ma il cuoio capelluto che tanto da ragazzino non è, Felipe saluta la sua torcida. Non sarà il Fittipaldi né il Senna, ma rimane, anche per i ferraristi, un pilota da ricordare. Difficilmente fuori posto, spesso timido davanti alle telecamere. Destino crudele nel 2008, quando passa la linea da campione del mondo e se ne torna a casa sconfitto. Poi l’Hungaroring tremendo del 2009. E oggi, di nuovo quel destino travestito da infame ritiro nella terra che lo ha cresciuto. Gli sarebbe bastato anche un nono posto, un settimo, un giro d’onore. Ci rimangono le fotografie degli abbracci al box Ferrari, il suo footsteps nel paddock, la moglie, i bambini, i flash bagnati. Che nemmeno una Williams svampita e bieca gli leverà. OBRIGADO, ANCORA.

GINETTO VOTO 8. Cosa doveva fare dopo il Giappone? Mettersi davanti e fare 100 su 100. Al momento è a 75 su 75, col tabù brasiliano infranto. L’otto è l’ulteriore voto in meno per essersi svegliato tardi, vedi pagelle messicane. Ci prova con una grid girl (almeno a lui è capitato l’XX) prima della gara, guarda le due gocce che piovono da là in alto, poi cappellino con visiera e si accende una sigaretta. La spegne dopo settantuno giri di agonia (per gli altri), scende dalla monoposto e si lamenta delle due spruzzate arrivategli sulla visiera dall’unico che gli è stato davanti: Maylander. Ginetto, ma dietro hai visto che inferno d’acqua? E non ti sei nemmeno reso conto del tornado Verstappen che avrebbe potuto stare con te… ma cosa vuoi che spaventi uno che in cortile ha una tigre?

LO SPIRITO DI MASSA NEL FELIPE… SBAGLIATO, VOTO 7. Nasr, l’altro di casa che non si fila nessuno, guadagna due punti vitali per la Sauber, dopo una bella gara da outsider. Come far bollire l’acqua soffiandoci sopra. Un’impresa. Tutt’altro che fine a sé stessa, perché il brasiliano che non si fila nessuno, con questi due punti, permette al suo team di incassare trentacinque sonanti milioni di dollari in più delle previsioni di bilancio pre-weekend. Giusto quei due spicci, gelde, real, che servono per la sopravvivenza da circo.

NICO “POTREBBE DARE DI PIÙ” ROSBERG VOTO 6. Bene, qui ci dividiamo. Per qualcuno sarà un 9 per la sua perfetta e consona amministrazione, per altri sarà una sufficienza anche un po’ stiracchiata. Stiracchiata no, dai, è arrivato secondo, ha un mondiale da far suo che, dettaglio chiarificatore, ha nei palmi. E non c’è Re che tenga, per quanto si sbatta.
Ma non mi smuovo. Se vuoi diventare campione devi vincere. Anzi, DEVI, che ha più prepotenza. E lo ha graziato il muretto Red Bull che gli ha tenuto lontano (nolente…) Max, chiaramente più in palla. Campanello d’allarme per Abu Dhabi, ma neanche troppo: gli basterà arrivare terzo. Potrebbe dare di più, come a scuola, ma se poi a fine anno vieni promosso, te ne sbatti abbastanza.

VETTEL, FERRARI VOTO 5. Errore palese quello di Seb sul testacoda, che poi deve vedersela pure col karma. Per chi ci crede, almeno. Perché prima infila Alonso (che si lamenta) al giro 43, poi subisce grosso modo lo stesso trattamento da Verstappen qualche tornata dopo. E poi si lamenta, anche via radio (non una novità). Parecchia fatica, un quinto posto magari anche sudato, dopo essersi trovato quattordicesimo, ma paga il voto da dividersi con la scuderia, rea di mettergli a disposizione una monoposto senza grip e carico aerodinamico, esattamente quello che serve in condizioni così. Ma dobbiamo insegnarvelo noi?

RAIKKONEN VOTO 4. “Acquaplaning dove non me l’aspettavo, ma i pneumatici di qualche anno fa avrebbero retto”. Poche parole, tanto da estrapolare. Punto primo, se due squadre di calcio giocano in un campo pieno di pozze, fango, pantano, e una delle due perde, questa non deve lamentarsi di pozze, fango, pantano. C’erano per tutti. Ad Interlagos uguale. Punto terzo, lui, il cul, se l’è salvato di brutto dopo una carambola da paura sul rettilineo. A qualche centimetro dalla tragedia. Punto terzo, le gomme Pirelli. Quelle da bagnato forte scavano 65 litri d’acqua al secondo, quelle da bagnato moderato 35. Il delta è troppo poco, le vetture vanno in difficoltà con qualche schizzo. Basta un velo di pioggia, come a San Paolo… e in più…
LA SEMPREVERDE DIREZIONE GARA E LE SUE REGOLE VOTO 3. Un voto che alza la media, paradossalmente. Un po’ più generoso delle ultime volte perché non era semplice gestirla, onestamente. Ma due bandiere rosse, tre Safety Car di cui una all’inizio (pure corretta, volendo)… ma snervante. Come snervante sapere che il setup del sabato non può essere cambiato alla domenica, che vengano tempesta, tornadi, trombe d’aria. Perché? Facile, per tagliare le spese (dei meccanici). Con le conseguenze intuibili di una samba brasiliana vera e propria. Disastro!

RICCIARDO E REDBULL VOTO 2. L’australiano magari avrebbe preso qualcosetta in più, se avesse avuto qualsiasi altro compagno di squadra con cui spartire il box. Invece ha uno che nella terra di Senna, dagli amanti di Senna, dai fedeli di Senna, viene paragonato a Senna. Che sia andato oltre le righe lo si capisce. Però anche Daniel ci ha messo del suo, affogando in un’insipida domenica. Ma soprattutto tu quoque, Horner, ti avevamo tanto decantato per le tue strategie… stavolta hai proprio toppato. Capita.

TOTO WOLFF E LE SUE RICHIESTE ASSURDE VOTO 1. Che sia stato graziato dalla “Maria” di cui sopra va anche bene, ma Toto che chiama Jos affinché chieda al figlio di non immischiarsi… che era poi esattamente quello che avrebbe fatto se Christian non avesse tirato fuori il coniglio sbagliato dal cilindro. Con tutti sti nomi sembra una telenovela tedesca, ma non lo è. F1, cari freund, amisci, gentlemen.

ROMAIN GROSJEAN VOTO 0. Un tempo famoso per le partenze matte che causavano lauti incidenti. Ora il franco-svizzero della Haas si è specializzato: addirittura finisce sul muro prima della partenza stessa. Di mezz’ora, per la precisione. Magari aveva un impegno, dai. Ma un Haas nel cul non glielo leva proprio nessuno.

NOTE SPARSE A MARGINE. Per la categoria “gare buone” Perez e Sainz. Il primo saluta le Williams con nonchalance, il secondo fa capire che, in effetti, tenerlo sotto i radar Red Bull è mossa tutt’altro che malata. Meno buone invece le gare di Bottas, che ci ricorda quanto il venerdì sia fuorviante come il Lupo di Cappuccetto Rosso, Button e Alonso. Se non altro Nando si è cimentato nel mestiere da camera-man. Risultati? Rivedibili, per la verità, ma il #placesAlonsoWouldRatherBe mi fa impazzire. Show-man, altro che camera-man.

di Gigi Ferrante
(foto tratta dal sito ufficiale F1)