IL BILANCIO DELLA FERRARI: QUANTO VALE IL SECONDO POSTO?

Facciamo i conti in tasca alla SF, rispariandovi l'impiccio della conversione dollaro-euro. Il secondo posto quanto vale, concretamente?

Calcio, MotoGP, F1… anzi no, F1, MotoGP, calcio… ah, e poi c’è il golf…
Chi, alla domanda “qual è lo sport in cui girano più soldi in assoluto”, non ha pensato a queste discipline, in ordine più o meno sparso? In quest’articolo non troverete una risposta, troppo complicati i sistemi di valutazione, molto spesso legati a tecnicismi che differiscono tra loro per minimi cavilli di “economese”, ma spesso accomunati sotto lo stesso minimo comune denominatore dallo spettatore medio. Budget, ricavi, introiti, profitti, incassi, bilanci. Tutto pubblico, al giorno d’oggi. Ed è proprio l’assenza di un veto in merito a darci lo spunto per capire quanto vale il tanto agognato secondo posto per la Scuderia Ferrari nel campionato costruttori. Non da un punto di vista astratto, ma da quello ben più tangibile degli introiti, dei ricavi, dei soldi, volgarmente parlando. Quando ormai il mondiale, a una gara dalla fine, si è praticamente chiuso per la Rossa. Che, nolente, arriverà terza in classifica Team, alle spalle dell’imprendibile Mercedes e della più convinta Red Bull.

La prima domanda è: come viene ripartito il grande pentolone di denaro derivante dai ricavi del gruppo F1? E questo pentolone, quanto è “grande”?

Partendo da un’analisi di Autosport, comparata con gli anni precedenti, la somma da tenere in considerazione è la seguente: 1.670 milioni di euro. Cifra che va suddivisa subito, con una parte del 35% spettante alla Formula One Group, ed il restante 65% alle scuderie. Quindi 400 da un lato, 850 dall’altro, milione più milione meno.
La prima parte è una quota di partecipazione che finisce in parti uguali nelle casse dei team: circa 31,5 milioni di euro. Poi la parte interessante, quella relativa ai risultati sportivi nel campionato in corso. Il divario tra le prime tre classificate è il più consistente. Quasi 56 (il 19% del totale) andranno alla Mercedes, 47 alla Red Bull, quasi 39 alla Ferrari. Via via le cifre si diluiscono fino all’ultima in graduatoria, a cui andrà il 4% del totale.
Ma non è assolutamente finita qui.

O meglio, sarebbe finita qui per 6/11 delle squadre in pista. Per altre 5 ci sono ulteriori guadagni. Queste rispondono al nome di Ferrari, Mercedes, Red Bull, McLaren e Williams. Guadagni che vanno suddivisi tra bonus, CCB e LST. No, non sono nomi di nuove droghe sintetiche. Infatti “CCB” corrisponde al “Bonus Campionato Costruttori”, mentre “LST” a “Long Standing Team”. Per quanto riguarda la prima dicitura, ad usufruirne sono Ferrari, Mercedes, Red Bull e McLaren, grazie ad accordi raggiunti mediante trattative separate con la Federazione. Alla Rossa circa 30 milioni, 4 in meno della Red Bull. Poi, per la gioia dei supporter del Cavallino, la ciliegina sulla torta, chiamata “LST”. In italiano equivale a “squadra di vecchia data”. La Ferrari, avendo partecipato a tutte le edizioni del mondiale, in base ai meriti sportivi ed al blasone “è in grado di accrescere il marchio F1 in tutto il mondo”. Parola di Ecclestone. Materialisticamente parlando ciò si traduce in 62 milioni di bonus di cui solo a Maranello possono beneficiare.

In tutto fanno circa 160 milioni, quasi il 20% dei proventi totali a disposizione. Non molti in meno della passata stagione, in realtà, quando furono 168 (col secondo posto costruttori). Nel 2014, due anni fa, furono invece 152. Ovviamente i calcoli fanno riferimento alla sola parte relativa alla FOM ed alle motorizzazioni, senza considerare sponsorizzazioni varie che esulano dagli intenti di quest’articolo. Così come esulano da tali intenti le considerazioni di bilancio complessivo e di budget, che nel 2015 superava di poco i 400 milioni, con un “pareggio” in bilancio alla fine dell’anno; ricordiamo solamente che nel 2016 Ferrari ha fornito i propri motori a 3 scuderie anziché alle 2 del 2015 (Toro Rosso, Sauber, Haas).
Troppo difficile fare i conti in tasca in tal senso al Cavallino, essendo una compagine dipendente anche altre divisioni motoristiche oltre al Racing in questione.

Tirando le somme, tra il secondo ed il terzo posto la Ferrari perderà una cifra compresa tra i sette e i dodici milioni di euro, per prestazioni sportive, appannaggio della Red Bull. D’altro canto, però, a Maranello il solo fatto di chiamarsi “Ferrari” porta un gruzzolo unico in tutto il Circus di 62 milioni, non un dettaglio. Motivo che, assieme al “CCB”, porterà la società di Marchionne ad essere la più ricca della F1, nonostante una stagione in sordina. Importantissimo invece il piazzamento dalle parti di Milton Keynes, dove non c’è nessun bonus legato al nome e dove il budget non arriva a quello di altre realtà (circa 250 milioni per Horner&co nel 2015). Il divario poi si fa sempre più ampio con le altre squadre più recenti. Nel migliore dei casi arrivano ai 60/70 milioni di guadagni, come la Force India o la Toro Rosso.

Che il sistema F1 non sia tanto meritocratico lo si capisce facilmente. La sopravvivenza, per i team giovani e meno “esosi”, è ardua, ed anche un punto può fare la differenza (come quelli di Nasr in Brasile…). Per Marchionne, invece, la strada è più semplice, benché anche quei 15 milioni, in certi casi, possano fare la differenza. Specie se vanno nelle casse dei diretti avversari. Ma non si tratta certo di mettere a repentaglio la propria presenza o la propria forza in campo, anche economica.

Insomma, se i risultati sportivi tardano e il campionato costruttori manca dal 2008, il portafoglio non ne risente più di tanto. E, in attesa di chiarimenti tecnici per la stagione ventura, con i tifosi ormai sempre più desiderosi di mettere da parte quella attuale, il Cavallino, almeno in borsa, è sempre più Rampante.

di Gigi Ferrante
(foto tratta dal sito ufficiale Ferrari)