MODENA VOLLEY, ANZANI A TUTTO CAMPO: DAGLI INIZI A TREVISO ALL’ARRIVO NELL’AZIMUT

Nato a Como nel 1992, Simone Anzani è uno dei nuovi protagonisti dell’Azimut Leo Shoes Modena Volley. Arrivato la scorsa estate dopo aver vinto tutto con Perugia, ha impressionato un po’ tutti per la velocità e la potenza dei suoi attacchi in primo tempo. Insieme abbiamo fatto una chiacchierata a tutto campo, parlando inoltre di uno dei più grandi problemi della pallavolo moderna: il calendario troppo ricco di impegni.

Simone, come ti sei appassionato alla pallavolo?
Mi sono avvicinato a questo sport quando frequentavo il liceo: prima giocavo a calcio. Ma, visto che non avevo raggiunto il livello dei miei compagni di squadra e non mi piaceva l’ambiente, un mio amico mi spinse a provare la pallavolo. Dopo un anno fui selezionato per partecipare al più grande torneo under 16 tra le regioni; lì fui visto da alcuni mister della Sisley Treviso che decisero di puntare su di me.

Avevi un giocatore a cui ti ispiravi?
Inizialmente non conoscevo molto bene i grandi campioni del passato, come Giani, Cantagalli o Zorzi, a tal punto che una volta, in palestra a Treviso, non riconobbi Lorenzo Bernandi che mi chiedeva di lasciargli usare un particolare attrezzo. Il destino ha voluto poi che diventasse il mio allenatore, con il quale ho vinto tre trofei: un giorno gli raccontai questo aneddoto, ma per fortuna l’aveva rimosso. Dopo quell’episodio decisi di studiare la storia della pallavolo italiana.

Il 2018 è stato un anno molto importante per te, cosa ti aspetti da questo 2019?
Sicuramente il 2018 è stato finora l’anno più bello che io abbia mai vissuto, ma una delle cose più difficili è riuscire a confermarsi. Quindi dal 2019 mi aspetto, con Modena, di riuscirmela a giocarce alla pari con tutti: siamo attesi da un periodo di grandi impegni, tra cui i quarti di Coppa Italia con Milano, utili per accedere alle Final Four di Bologna, il nostro primo grande obiettivo. A livello personale, invece, non sarebbe male vincere di nuovo qualche trofeo.

Qual è stato il tuo primo impatto con Modena?
Ho trovato un bellissimo ambiente, una società molto organizzata sotto ogni aspetto, sia sportivo che non: tutti lavorano all’unisono e benissimo. Modena inoltre è una città che vive di pallavolo: quando passeggi per il centro le persone ti riconoscono e ti chiedono di farsi un selfie o un autografo. Ti rendi conto che le voci che dicono che Modena è la capitale della pallavolo sono fondate. Ci sono poche altre realtà che reggono il confronto con questa.

Cosa ne pensi della denuncia di Bruninho a proposito dei calendari troppo fitti e della mancanza di pause nella pallavolo?
Di recente ho letto un articolo sulla Gazzetta dello Sport in cui si afferma che io nel 2018 abbia giocato ottantasei partite: tutto ciò è assurdo. Il nostro campionato è troppo concentrato e stretto coi tempi: nel basket, per esempio, i play-off finiscono a giugno e gli impegni delle nazionali durano un paio di mesi. Invece quest’anno nella pallavolo prenderanno addirittura sei mesi, poiché comprenderanno la VNL, un torneo di qualificazione all’Olimpiade di Tokyo 2020, l’Europeo e infine la World Cup a ottobre, con undici partite in venti giorni. Penso che spetti a noi giocatori cercare di cambiare le cose, perché ne va della nostra salute: dovremo eleggere dei rappresentanti che abbiano voce in capitolo sia a livello federale che internazionale.

Che emozione è stata giocare il Mondiale casalingo?
E’ stato bellissimo: fino a un certo punto, siamo stati bravi a riuscire a coinvolgere anche il pubblico non amante della pallavolo. Peccato però per il risultato sportivo, del quale non ci possiamo ritenere soddisfatti.

Hai già cominciato a pensare ad un futuro oltre alla pallavolo?
Sono iscritto da un paio d’anni all’Università di Verona, nel corso di Scienze Motorie: non ho fretta nel raggiungere questo obiettivo, ma è una via che mi sto creando per il futuro. E’ difficile, perché in Italia o sei uno sportivo professionista o sei uno studente.

Hai qualche hobby particolare?
Nel tempo libero mi piace guardare le serie tv su Netflix, come penso la maggior parte delle persone in questo momento storico. Mi piacerebbe tornare a sciare, però al momento non posso. Ricomincerò appena smetterò con la pallavolo.

MA



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