LA STORIA DI MAXWELL HOLT, UN AMERICANO A MODENA

Arrivato a Modena due estati fa con l’arduo compito di sostituire il partente Lucas, Maxwell Holt è riuscito fin da subito ad entrare nel cuore dei tifosi gialloblù. I suoi modi gentili e pacati fuori dal campo si contrappongono alla potenza dei suoi primi tempi e alla carica agonistica che il ‘centralone’ di Cincinnati (Ohio) sfoga ogni qualvolta si trova sottorete. Considerato uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, Holt vanta un lungo palmares con la Nazionale a stelle e striscie, a partire dai due bronzi conquistati alle Olimpiadi di Rio e agli ultimi Mondiali, disputati in coabitazione tra Italia e Bulgaria. Modena non è la sua unica esperienza nel nostro paese: infatti Holt arrivò nella stagione 2009/2010, quando fu infaggiato da Verona. L’anno dopo si trasferì a Piacenza e ci rimase per tre anni, lottando sempre per le prime posizioni. In seguito si trasferì in Russia alla Dinamo Mosca, insieme al suo attaule capitano Ivan Zaytsev; tre anni più tardi arrivò la chiamata di Modena. Insieme abbiamo parlato delle due sue più grandi passioni: il volley, naturalmente, e la musica.

Max, come ti sei appassionato alla pallavolo?
Quando ero giovane ho provato tutti gli sport possibili e ad 11 anni provai per la prima volta la pallavolo. Mi piacque molto e, visto che ero già abbastanza alto, era l’unico sport che potevo fare. Cinque anni dopo dovevo decidere se giocare a basket ad un livello basso in un college vicino a casa, oppure andare in uno più grande per giocare a pallavolo. E perciò decisi di andare alla Pennsylvania State University.

Qual era il tuo idolo da ragazzino?
Non avendo mai pensato di arrivare a giocare a questo livello, non guardavo tanta pallavolo. Al college però vidi la mia Nazionale vincere l’oro a Pechino e ammirai molto David Lee (centrale ex Modena), che fece un grandissimo torneo.

Che cosa ti ha fatto innamorare di Modena?
Un po’ tutto. Fin dal primo anno che sono arrivato qui, ho deciso di abitare in centro, in modo da sentirmi collegato alla città. Amo le persone e il loro modo di vivere la pallavolo, oltre che il cibo, s’intende.

Com’è nata questa tua grande passione per la musica?
Alla musica mi sono appassionato fin da piccolo. Mia mamma cantava sempre, e continua a farlo tutt’ora, perché tutti i suoi parenti erano musicisti. Quando avevo quindici anni andavo in giro a cantare e suonare la chitarra insieme a un mio amico. Per i miei diciassette anni chiesi per Natale una chitarra tutta mia e da allora cerco di suonare almeno mezz’ora ogni giorno.

I tuoi artisti preferiti?
Da giovane ascoltavo molto il rap e un po’ di tutto, a parte la musica country che non mi piace. Mia mamma mi faceva ascoltare Ella Fitzgerald e i Beatles, al college invece ascoltavo molto i Pink Floyd e i Led Zeppelin. Cerco sempre di conoscere artisti nuovi, sono molto curioso.

Negli ultimi due mesi hai avuto molti impegni ravvicinati importanti. Come si fa a mantenere sempre alto il livello di concentrazione?
Io cerco di lavorare tanto e bene in palestra e mangiare sano. Non è facile, soprattutto quando partecipi ad un Campionato del Mondo, con quattordici partite in tre settimane: per noi atleti della Nazionale non ci sono mai momenti di pausa ed è molto difficile.

Com’è lavorare con un maestro come coach Velasco?
Lui è un pezzo della storia della pallavolo modenese. Fin dalla prima volta che ci ha parlato, noi giocatori abbiamo capito che è arrivato qui per vincere e lo ascoltiamo attentamente: ha il rispetto di tutti noi e questo è fondamentale. Inoltre ci lascia giocare: ha capito che in campo ci siamo noi, lui ci allena e ci da le indicazioni, ma alla fine chi vince e chi perde siamo sempre noi. Perciò ci lascia quella libertà per crescere e migliorare ogni giorno.

E’ ancora presto, ma hai già cominciato a pensare ad un futuro oltre la pallavolo?
Ho ripreso a studiare da poco. Spero però di giocare per almeno altri dieci anni, ma al momento non so ancora cosa farò dopo la pallavolo.

 

MA

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.