IL MODENA RUGBY 1965 RACCONTATO DAL PRESIDENTE FREDDI

Quando si parla di palla ovale a Modena viene subito alla mente il Modena Rugby. La squadra verde-blu è l’eccellenza in campo rugbystico in città e dopo la scomparsa improvvisa dello storico presidente Almer Berselli è stato rifondato tutto: Modena Junior Rugby Club e Modena Rugby si sono uniti sotto un’unica società chiamata Modena Rugby 1965, presentata alla fine del Luglio scorso. Noi di modenasportiva.it siamo andati a vedere come lavorano allo Stadio del Collegarola, vero e proprio habitat naturale per gli amanti delle mete e abbiamo fatto una chiacchierata con il presidente Enrico Freddi che ci ha accolto in sede per un piacevole colloquio dove è stato fatto un bilancio sul primo anno di vita del Modena Rugby 1965.

Presidente Freddi, ci faccia un bilancio sul primo anno di vita del Modena Rugby 1965, società nata solamente a luglio scorso dopo la scomparsa del presidente Berselli…
Complessivamente ce la stiamo cavando bene, si poteva e si può fare meglio. Non abbiamo avuto problemi ad amalgamare Modena Junior e prima squadra. Molti dei giocatori che giocano in serie B sono anche allenatori del settore giovanile, il bilancio è leggermente in difetto per quel che riguarda la prima squadra perchè abbiamo avuto la possibilità di non di dover fare i playout e non ce la siamo giocata. E’ colpa nostra e non  degli altri. Per quel che riguarda il settore giovanile siamo la solita macchina da guerra, i risultati sportivi ci interessano fino ad un certo punto, stiamo continuando a crescere con un buon ritmo.

In prima squadra è stato confermato l’allenatore Ogier, come sta andando il campionato?
Abbiamo affrontato il campionato unicamente con le nostre forze, abbiamo qualche giocatore che non è di Modena solamente perchè vive in città per lavoro. Siamo una squadra relativamente giovane, a parte Montaldo che ha 37 anni che è stato un gradito rientro, tutti gli altri sono ragazzi che hanno dai 25/26 anni in giù. C’è stato un buon inserimento dai ragazzi provenienti dall’Under 18 dell’anno scorso. L’unico problema che abbiamo e che sarà una difficioltà che ci porteremo fino a fine stagione è quello delle prime linee: dei piloni e del tallonatore, perchè questi ruoli sono merce rara in tutto il mondo. Questo sarà un problema che dovremo affrontare rapidamente, nelle altre posizioni del campo siamo a posto. I risultati sono buoni facendo, sempre, riferimento a quello che abbiamo a disposizione. L’obiettivo all’inizio era la salvezza, credo che il lavoro sia fatto all’80% e manca ancora il 20, se dovessimo vincere altre due gare saremmo quasi salvi matematicamente. Ambizioni future? Le nostre ambizioni sono quelle di avere un bel gruppo di ragazzi modenesi che si allenino e che esprimano ciò che noi, come società, siamo in grado di fare esprimere. Le ambizioni vere sono quelle che si riescono a produrre di volta in volta. Si vive alla giornata sperando di fare sempre qualcosa in più.

Presidente, il vostro fiore all’occhiello è sicuramente il settore giovanile, avete squadre dall’Under 6 all’Under 18, come è strutturato il vostro vivaio per lavorare così bene e raggiungere risultati che sono sotto gli occhi di tutti in città?
Abbiamo un responsabile tecnico, Vincenzo De Crescenzo, che da sette anni lavora con noi. E’ stato fatto un progetto che deve essere sviluppato in una decina di anni, non abbiamo fretta e non vogliamo bruciare le tappe. Non ci interessano i risultati, non abbiamo l’impellenza di vincere qualche cosa, abbiamo semplicemente il desiderio di insegnare e di portare dei ragazzi, bravi e non, a divertirsi a giocare a rugby. Noi abbiamo visto che questo progetto, fondato sul fatto che tutti possono dare un contributo, sta dando enormi risultati. In quelle categorie dove ci sono due o tre squadre per annata, anche per quella che può essere definita più scarsa, perchè composta da giocatori che praticano questo sport da meno tempo, i riscontri sono più che discreti. Il nostro valore principale è quello di consentire a tutti di praticare dello sport in un ambiente sano e tranquillo, di  esprimere  il meglio. Le figure importanti di questo progetto sono senza dubbio gli allenatori e gli educatori, noi abbiamo puntato sul numero. Numeri alti di giocatori presuppongono numeri alti di allenatori. Se i ragazzi si sentono trascurati, non imparano e non hanno un contatto adeguato con il mondo che li circonda. Siamo soddisfatti di quello che stiamo facendo, una cosa è certa: possiamo fare ancora molto meglio.

Quanti giocatori che sono passati da voi sono andati a giocare a livelli più alti ed in palcoscenici più prestigiosi?
Tutti! (Sorride il presidente Freddi). Quelli che sono passati da noi, poi si sono affermati a livelli alti. Per noi è fondamentale che il ragazzo si metta in gioco e cerchi di arrivare più in alto possibile. Noi abbiamo un obiettivo: la nostra prima squadra dovrebbe essere composta prevalentemente di nostri giocatori. Ci sono ragazzi che sono andati via: ce ne sono almeno 4 o 5 ma ci sta perchè hanno una certa qualità. Ogni tanto si produce qualche “fenomeno”. Per esempio Appiah, ora gioca a Mogliano ma andrà a giocare in Inghilterra, abbiamo Righi Riva che gioca a Viadana come mediano di mischia. I fratelli Michelini giocano a Verona, Bergonzini e Daupi a Reggio. Abbiamo tanti giocatori che sono passati da noi un po’ sparsi per l’Italia, sono andati via in momenti un po’ particolari e speriamo che questo fenomeno si riduca sempre di più e di riuscire a trattenere più talenti prodotti da noi.

Avete anche una squadra “Veterans”, questo significa che il gioco del rugby non ha età. Ci può spiegare questo fenomeno?
I “Veterans” sono una cosa a livello mondiale, vengono chiamati anche “Old” e sono il valore aggiunto di ogni club, non tanto per l’aspetto agonistico ma per quello che è lo storico, quello che è il vissuto e l’esperienza di queste persone e di quello che possono trasmettere ai più piccoli. Non è solo un aspetto sportivo ma è anche un aspetto civile, umano e sociale. I “Veterans” devono essere l’esempio.

Che rapporto c’è tra voi e la Città?
Il nostro rapporto con Modena va molto bene, abbiamo un rapporto schietto e sincero di collaborazione come credo che ci debba essere con le istituzioni. E’ chiaro che non si è mai soddisfatti, si vorrebbe sempre di più però io credo che bisogna sapersi accontentare e collaborare. Il ché non vuol dire solo chiedere ma bisogna anche dare qualcosa e noi siamo entrati in quest’ottica.

Il “Memorial Marco Mucchi” è, ormai, diventato un punto di riferimento nel panorama dei tornei a Modena. Attira molte persone da tutta Italia, rugbisti e non. Ambite ad arrivare ai risultati delle scorse edizioni?
Se ambissimo ad arrivare ai risultati delle scorse edizioni ci accontenteremmo, questo non è nel nostro DNA. Vogliamo fare meglio, il Torneo Mucchi deve diventare uno dei tornei più ambiti, a livello Nazionale. Noi crediamo che sia importante dare ai partecipanti al torneo l’aspetto tecnico. Il torneo deve essere un challenge, un confronto tra scuole rugbistiche diverse. Noi ci siamo messi in testa di raggiungere una maggiore varietà di partecipanti, non ci accontentiamo di arrivare intorno ad un miglialio di atleti iscritti, vorremo che fossero le società a sceglierci e non noi a chiamarle. Quest’anno, già a dicembre, siamo arrivati quasi al 60/70% di copertura delle iscrizioni, gli altri anni dovevamo sollecitare altre società a partecipare a fine marzo. Si è sparsa la voce, cerchiamo di fare le cose in modo leale e corretto, non ci interessa vincere il torneo, cerchiamo di fare tutto il possibile per rendere il torneo competitivo. E’ un giorno di festa, per noi è un momento importante perchè ci serve per ricordare la figura di Marco in modo gioioso e sportivo.

Parliamo di 6 Nazioni: L’Italia ha battuto la Scozia nell’ultima partita, come pensa che andrà questo torneo per gli azzurri nell’anno dei mondiali in Inghilterra?
Ero piuttosto scettico, dopo la partita con l’Inghilterra, spesso si guarda solo il risultato. Contro la Scozia, ho visto una squadra che aveva voglia di vincere e quello ha fatto la differenza. Io penso che l’Italia quando gioca così possa dare fastidio.

Il rugby in Italia è destinato a crescere come numero di tesserati e praticanti? 
Il nostro sport ha un potenziale almeno doppio di quello che è adesso, lo sviluppo dipende da due fattori. Il primo è quello degli impianti che non ci sono. Qui abbiamo uno degli impianti tra i più belli d’Italia. In altri posti, i campi sono capi da calcio riadattati. Il secondo fattore è quello delle scuole, noi stiamo lavorando molto negli istituti ed è un investimento che facciamo anche sotto il profilo economico. I risultati si vedono, per esempio le scuole Lanfranco sono l’unica scuola in Emilia che gioca il campionato Under 14 come “Lanfranco Rugby” insieme alle più importanti realtà. Il lavoro nelle scuole è un lavoro che deve essere portato avanti. C’è da fare anche un discorso economico: questo sport non è conosciuto da chi potrebbe contibuire. Si va avanti sempre per amicizia e filantropia perchè non ci può essere un ritorno economico sulle attività di un settore giovanile. Se si faranno questi salti, il rugby esploderà.

Di Filippo Mattioli

(Foto dal sito www.modenarugby.it)