LEWIS VIVISSIMO, NICO FA IL COMPITINO, RICCIARDO BELLO E LAIDO, FERRARI IN ROSSO, MAX SEMPLICIOTTO E BERNIE, AH BERNIE…

Le pagelle dopo il weekend di Austin in cui tutti (più o meno) fanno ciò che devono fare. O forse no.

Quasi un pareggio sull’asse Maranello-Milton Keynes, tra strategie così così e dadi saltati. Nella lotta a due là davanti ognuno fa il suo dovere, in barba ai fan, allo spettacolo, all’indole. I sorpassi li regalano tre tipetti inediti nella seconda metà della gara. E poi americanate, “ricciardate”, “ecclestonate” di ogni genere, un po’ di rito, un po’ evitabili.
Le pagelle a stelle e strisce da Austin.

ALONSO VOTO 10. E qui non c’entra la simpatia di chi scrive nei confronti del pilota spagnolo. Parte da dietro, si gestisce quando c’è da gestirsi, va al limite quando può, svernicia il buon Massa e si lascia dietro pure Sainz nella lotta tra “tipetti inediti” di cui sopra. Su una McLaren Honda tutt’altro che fulminea. Finalmente, Nando. Un po’, mi ritorni in mente, come direbbe Lucio.

HAMILTON VOTO 9. “Mi sono allenato in settimana per centrare la partenza”. Certo che a 31 anni di cui 25 passati su un aggeggio a quattro ruote e non saper ancora azzeccare una partenza… nessuno è perfetto, nemmeno il Re Nero. Che, però, per quella frizione lì allo start ci ha lasciato qualche punto di troppo che, ad oggi, porta Nico a firmare, se fosse possibile, per chiudere sempre secondo le gare. Paradossale? Neanche troppo, quando c’è un campionato del mondo di mezzo. Sta di fatto che quella frizione lì, ad Austin, Lewis la usa bene. E va a vincere, stritolando la gara.

RICCIARDO VOTO 7. Un tipo strano questo Daniel. Sa andare forte, tira bene la sua RB. Poteva forse star davanti (o almeno, giocarsela) con Rosberg per il secondo posto, però c’è una Virtual Safety Car che ammazza tutto. Pure le strategie (azzeccate, e quando mai…) di Horner. Un voto in meno per quella “shoey” sul podio, chiamiamola così. Un rito? Ma anche no. Povero Gerard.

RAIKKONEN VOTO 8. FERRARI VOTO 2. Un bel “10” in pagella… ah no. Kimi è insensibile e non lascia trasparire nessuna emozione. Al massimo tira su il sopracciglio destro. Ha gli occhi di ghiaccio e il portamento fiero anche a colazione dopo una notte brava. Non si smuove, nemmeno quando gli avvitano male un dado e lui, col sangue di ghiaccio, ferma la macchina, mette la retro e torna in pit lane. Max (Verstappen), impara. 5 mila euro di multa alla Ferrari per “unsafe release”, d’accordo (un buco nel bilancio irreparabile). Ma intanto, il finlandese, secondo pilota per la burocrazia da Circus, stava facendo meglio di Seb. Anzi, avrebbe chiuso sicuramente davanti a Seb. Bravo lui, peccato per i dipendenti del suo datore di lavoro.

ROSBERG-VETTEL VOTO 6. Per motivi diversi, sia chiaro. Rosberg si amministra perché ha un titolo da difendere e il secondo posto, machiavellico, gli serve. Occhio però, Nico, che Lewis bastona e trentatré punti non son mica un’infinità. Vettel si controlla per trattenere ossigeno sugli pneumatici, ma comunque alla fine palesa capacità interessanti, stampando il giro veloce definitivo. Rimpianti? No, perché i primi tre erano inarrivabili. E pure Kimi ne aveva di più. Sufficiente, ma, ma…

VERSTAPPEN VOTO 3. Diciotto anni, è vero. Età per fare altro, vero. Ma se sei lì, e, dettaglio mica da poco, nessuno ti chiede di vincere il campionato, alcune cose vanno capite. Anzitutto, la sicurezza. Banali norme forse che forse Max non sa, o fa finta di non conoscere. Motore morto? Le regole parlano chiaro. Prima via di fuga disponibile. Inutile, controproducente, pericoloso, girare a trenta km/h in pista. Poi spegne la macchina. Tutto a posto? Macché, c’è ancora la prima dentro al posto della folle. VSC infinita. Ah, e poi, come quando devi rientrare a casa di sera ed avvisi mamma e papà, ecco, in F1 funziona più o meno uguale. Perché se rientri e non ti aspetta nessuno, beh… fai la figura del fesso.

DIREZIONE GARA VOTO 2. Per la Virtual Safety Car chiedere a Ricciardo, per le nuove norme sui sorpassi, a Verstappen. Chiarezza poca. Insufficienza totale. Per i vip in griglia sorridenti… ah no, su questo Whiting non c’entra niente. Ma su parecchie altre cose sì.

PADRE PADRONE ECCLESTONE VOTO 0. A quell’età lì, bisognerebbe portare al parco i nipotini. O il cagnolino, visto che pure i nipotini son diventati grandi ormai. Invece no, il dandy ultra ottantenne è il patriarca gestore della Formula 1, e ne tira fuori una più bella dell’altra ogni settimana. Ad Austin? Sostenere che, per il bene della F1, dovrebbe essere Hamilton a vincere il campionato. Altrimenti non c’è nulla da raccontare. Sì insomma, Lotito impallidirebbe col caro vecchio (soprattutto vecchio) Bernie.

di Gigi Ferrante

(foto tratta dal sito www.formula1.com)