FRANCESCA BERTONI, TRA PAVULLO, MODENA E I 3000 SIEPI

Ogni quattro anni, con l’avvicinarsi delle Olimpiadi, l’atletica leggera torna ad essere la regina degli sport, la più nobile, la meglio articolata nelle sue varie discipline. Francesca Bertoni è di Pavullo, cresciuta nell’Atletica Frignano, ma si allena a Modena, ha da poco superato i vent’anni e corre per La Fratellanza 1874. A fine giugno si è laureata campionessa italiana dei 3000 metri siepi. Ecco la sua intervista rilasciata a Vivo subito dopo la vittoria nei 3000 siepi.

Francesca quando hai iniziato a correre?
Fin da piccola, grazie a una gara che si tiene tutti gli anni a Pavullo l’ultima domenica di agosto: si chiama Quattro Torri. I miei portarono sia me che mia sorella. Ci piacque molto. Cominciarono a portarci al campo, eravamo in quarta e quinta elementare. Si creò un gruppo, perché molte compagne di classe venivano ad allenarsi con noi.

I tuoi correvano a loro volta?
No, mia mamma giocava a pallavolo, mio papà sci di fondo e basket.

Come sei arrivata alla 3000 siepi?
È stato Mauro Bazzani (ex atleta e allenatore, uno dei massimi rappresentanti dell’atletica leggera frignanese) a propormela. È una gara che a me è sempre piaciuta, saltare gli ostacoli in allenamento mi piaceva. Da allieva (sulla distanza dei 2000 metri) sono arrivata due volte terza ai campionati italiani.

Sembra proprio una disciplina faticosa: velocità, cambi di ritmo…
Hai ragione, è una corsa che richiede una componente fisica molto importante perché non c’è mai un ritmo regolare e il dispendio fisico è molto elevato. Prima dell’ostacolo devi accelerare, allo stesso tempo anche la ricaduta va effettuata bene, per non farsi male.

E poi ci sono le avversarie…
Sì, ci si tiene d’occhio a vicenda. Può capitare di correre con avversarie che magari hanno un modo di saltare un po’ invasivo, nel senso che per esempio aprono le braccia per darsi equilibrio.

Tu vivi ancora a Pavullo?
Sì, ma d’inverno, durante la settimana, con le lezioni e gli esami all’Università, rimango a Modena. Di norma, però, ogni weekend torno a Pavullo.

Dove si respira un’aria migliore…
Sì, soprattutto in questo periodo estivo!

Con che ritmo ti alleni?
Tutti i giorni, in alcuni casi anche due volte. Diciamo che posso arrivare a fare una decina di allenamenti a settimana.

Dove?
Soprattutto a Modena perché da due anni mi segue il professor Luciano Gigliotti (ndr. allenatore di Gelindo Bordin e Stefano Baldini, tra gli altri). A Pavullo corro allo Stadio comunale Minelli.

Curi la tua alimentazione?
Non ho un nutrizionista che mi segue, ma ho le mie linee guida, so cosa mi fa star bene e cosa no, cosa mi serve per recuperare e come alimentarmi prima di un allenamento. Studiare Scienze motorie mi ha permesso di approfondire il tema e farmi delle conoscenze.

Quanto impatta lo sport sull’organizzazione della vita quotidiana?
Molto. Studiare e correre è impegnativo, se vuoi andare in pari con tutti e due. Comporta rinunce a serate con gli amici e a pomeriggi di svago. Devo sempre ritagliarmi il tempo per studiare, allenarmi e recuperare dall’allenamento. Le rinunce però hanno un senso perché c’è un obiettivo davanti.

Cosa ne pensi del caso Schwazer?
Mi sento molto lontana da queste cose. Già la prima squalifica era stata un duro colpo. Il guaio è che se vinci alle Olimpiadi, diventi un modello per tutti e se scopri qualcosa di scorretto, allora crollano molti sogni di chi è appassionato.

Francesca Bertoni ha vinto i campionati assoluti di Rieti tagliando il traguardo in 10’04”58. Francesca, raccontaci la gara…
Beh, intanto c’è da dire che le aspettative erano buone. Avevo una condizione molto buona, compresa la seconda prestazione a livello italiano. Insomma ci speravo molto, però ogni gara è a sé, devi sempre prima correrla, non sai mai come andrà davvero.

Eri tra le favorite del pronostico?
Le favorite erano tre, me compresa. In effetti, dopo un chilometro, siamo rimaste noi. Fino a metà gara ho tirato io, poi le altre due si sono messe davanti. Negli ultimi sei-ottocento metri, come stabilito nella strategia di gara, ho ripreso la testa e sono riuscita ad allungare in progressione e a staccare le altre.

Di nuovo una domanda sul doping. Hai visto cos’è successo alla Russia, non ammessa alle Olimpiadi?
Il doping è un problema grosso, purtroppo a volte si fa fatica a emarginare i comportamenti scorretti. Quella verso la Russia è una decisione molto forte. Penso che bisogna lavorare molto sull’etica sportiva. Non penserei mai e poi mai di arrivare a tanto per avere un risultato.

(Intervista di Francesco Rossetti)