IL MONDIALE DEI VINTI: LA STORIA E LE CURIOSITA’ DELLE PICCOLE SQUADRE, SPESSO PROTAGONISTE NEL BENE E NEL MALE

I Mondiali di calcio, da sempre, non sono solo il torneo delle grandi Nazionali, dei fuoriclasse più pagati al mondo, del Brasile, dell’Argentina, della Germania, ma sono anche quelli dei carneadi, delle piccole squadre esotiche, spesso derise, a volte protagoniste a sorpesa, ma che suscitano sempre una curiostà non certo minore delle superpotenze pallonare. Squadre a cui è stato persino dedicato un libro, “Il Mondiale dei vinti” di Matteo Bruschetta, e che sono rimaste nella memoria collettiva degli appassionati esattamente come le finaliste. Andando indietro nel tempo, forse la prima vera squadra di carneadi che ha partecipato alla fase finale di un Mondiale è stata, nel ‘38, quella delle Indie Olandesi, l’attuale Indonesia. In Francia ci arrivarono senza giocare una partita visto che l’unica avversaria asiatica, il Giappone, rinunciò perchè già in guerra con la Cina, mentre gli Stati Uniti si ritirarono dal confronto per motivi econcomici e non solo. Al primo turno dei Mondiali gli indonesiani destarono molta simpatia, giocarono anche un calcio divertente, ma furono travolti 6-0 dalla fortissima Ungheria.

Una squadra sconosciuta che sorprese il mondo andando avanti nel torneo fu invece la Corea del Nord, nel Mondiale inglese del 1966. Composta praticamente di dilettanti e qualificatasi giocando una sola gara di andata e ritorno contro l’Australia (visto che le nazionali africane e la Corea del Sud si ritirarono per protesta), la squadra definita dei “Ridolini”, sorprese tutti qualificandosi per i quarti di finale pareggiando contro il Cile, ma soprattutto battendo l’Italia con il celebre gol del dentista Pak Doo-Ik, in una delle pagine più nere della storia della squadra Azzurra. Nei quarti i coreani andarono avanti addirittura 3-0 contro il Portogallo, finchè non si svegliò Eusebio che con una quaterna mise le cose a posto. Nel 1974, a Monaco di Baviera, arrivarono due squadre sconosciute, Zaire e Haiti, che non lasciarono certo il segno se non per sonore batoste (9-0 della Jugoslavia sugli africani, 7-0 della Polonia sui caraibici) e per la quantomeno curiosa uscita dalla barriera dello zairese Joseph Mwepu Ilunga contro il Brasile su un calcio di punizione di Rivelino (foto).

Se nel 1978 la Tunisia fu la prima squadra africana a vincere una partita ai Mondiali (3-1 al Messico) e riuscì nell’impresa di fermare la Germania campione del mondo in carica, nel 1982 la Nazionale di El Salvador subì una delle più pesanti batoste nella storia di un Campionato del Mondo, 10-1 contro una Ungheria, che non era nemmeno parente di quella straordinaria del ‘54. Sempre in Spagna nell’82 c’era anche il Kuwait, alla sua prima e per ora unica partecipazione a una fase finale Mondiale. I mediorientali fermarono a sorpresa la Cecoslovacchia all’esordio poi furono battuti 4-1 dalla Francia. Questa partita verrà però sempre ricordata soprattutto per l’invasione di campo dello sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, presidente della Federcalcio kuwaitiana, dopo un gol di Giresse, poi annullato dall’arbitro.

Se il Marocco nel 1986 fu la prima squadra africana a passare un turno ai Mondiali, tra l’altro in un girone difficilissimo con Inghilterra, Portogallo e Polonia, sono state solamente delle comparse quelle della Giamaica nel 1998 in Francia (dove ha comunque vinto un match contro il Giappone) della Cina nel 2002 (Mondiale in cui l’esordiente Senegal arrivò fino ai quarti) e del Togo nel 2006. Quest’anno la squadra esotica che desta maggior curiosità è sicuramente la piccolissima Panama, qualificatasi per la prima volta a un Campionato del Mondo a spese del “gigante” Stati Uniti.

GB

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