MODENA, I 100 GOL IN D DI FERRARIO: “SENTO IL CALORE DELLA CITTA’. IL MIO MODELLO E’ INZAGHI”

Quest’oggi ha parlato, presso la sala stampa dello stadio Braglia, Carlo Emanuele Ferrario. Con la doppietta al Fiorenzuola, il bomber canarino ha raggiunto e superato quota 100 gol in Serie D.

Carlo, ti ricordi il tuo primo gol in Serie D?
Si certamente. Sarà stato circa 4 anni fa, quando militavo tra le fila dell’Argentina Arma, squadra di Arma di Taggia. Credo sia stato il 3-2 in casa contro il Cuneo.

Avresti voglia di tornare a segnare in Lega Pro?
Il pensiero c’è perché bisogna sempre cercare di migliorarsi. Sicuramente sarebbe un grande onore poterlo fare con questa maglia.

Pensi di essere al tuo massimo livello di forma?
Ripeto, si può sempre migliorare ed imparare a qualsiasi età. In questa squadra ho la fortuna di giocare con gente del calibro di Perna, Sansovini, Gozzi e Loviso e apprendere da loro come allenarsi durante la settimana e come affrontare la partita. Anch’io che ho 32 anni posso ancora imparare tanto da giocatori che hanno fatto anche categorie superiori.

Come ti trovi a Modena? I tifosi ti hanno già accostato ai grandi bomber del passato…
Si ho letto qualcosa. Cerco sempre di non guardare queste cose, ma per me è un immenso piacere sentire l’affetto dei tifosi. Abitando qui, con mio figlio che va a scuola, sento il calore della città. Mi fa piacere, inoltre, essere accostato a questi grandi calciatori, anche se loro hanno fatto categorie più importanti di me. Per me è un orgoglio, perché evidentemente stiamo facendo qualcosa di buono.

Qual era il tuo modello di attaccante?
Io sono cresciuto nel Milan e in quegli anni andava fortissimo Filippo Inzaghi. Mi piaceva molto come giocava: lo guardavo negli allenamenti e mi ha sempre colpito la sua voglia e la cattiveria con cui attaccava la porta. Ardemagni? Abbiamo giocato insieme, vincendo gli Allievi Nazionali, con Fiorin in panchina, che all’andata allenava l’Oltrepovoghera. Eravamo una bella coppia.

Uno guarda la tua carriera e si domanda: come mai se esploso in Serie D, categoria in cui sei l’attaccante più forte?
Ognuno di noi raggiunge la propria maturità calcistica, come nella vita, in momenti differenti. Io penso di averla raggiunta quando sono arrivato nell’Argentina Arma, dopo aver fatto 9 anni tra C1 e C2. Lì ho preso consapevolezza dei miei mezzi, ho acquisito maggiori sicurezze ma, al tempo stesso, ho diminuito la frenesia di voler segnare a tutti i costi. Ho lavorato tantissimo di testa. Mi ha aiutato tantissimo, inoltre, anche mia moglie.

I tifosi apprezzano di te proprio il fatto che tu possiedi dei valori che ti rendono umano…
Mi fa tantissimo piacere. Cerco sempre di dare il buon esempio ai miei figli: il più grande ha 9 anni, mentre il più piccolo 2.

L’anno scorso la metà dei gol della Pergolettese li hai segnati tu. La forza della società risiede dunque nel fatto di essere riusciti a costruire una squadra competitiva, ma al tempo stesso non più dipendente dai tuoi gol…
La dirigenza della Pergolettese è nel calcio da tanti anni ed è di tutto rispetto. Non sono sicuramente dei novellini, anzi, conoscono molto bene il calcio e sanno allestire bene le squadre. Quest’anno nella formazione cremasca c’è un folto gruppo di giocatori provenienti dal Darfo Boario, che arrivò terza la passata stagione. Si sapeva, dunque che avrebbero allestito una buona squadra. Insieme a noi stanno facendo qualcosa di importante. Il loro cammino, a parte la sconfitta con l’Oltrepovoghera, è stato incredibile e inaspettato anche per loro. Noi, invece, dobbiamo pensare solamente a noi stessi e a lavorare tanto. In questo rush finale di otto partite può succedere di tutto.

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