MODENA, L’INTERVISTA A EDOARDO DUCA: “NON HO PATITO TANTO IL PASSEGGIO DI CATEGORIA. STUDIO BARELLA”

E’ uno degli idoli dei tifosi canarini e un suo gol ha deciso l’ultima sfida al Braglia. Parliamo di Edoardo Duca, centrocampista del Modena, arrivato un anno fa dal Pavia.

Edoardo, raccontaci com’è stato il tuo primo gol tra i professionisti…
E’ stata sicuramente una grandissima emozione: entrare e segnare sotto la propria curva è uno spettacolo. L’importante però è continuare a lavorare e guardare avanti.

Sei uno degli idoli dei tifosi: è uno stimolo o una responsabilità in più?
Sono consapevole del fatto che i tifosi si aspettino tanto da me. Bisogna cercare di andare in campo e fare bene in primis per se stessi e poi per il resto. Sentire tutto lo stadio dalla mia parte mi carica. Mi hanno detto che per loro è una rarità avere un beniamino. E questo per me è motivo d’orgoglio.

Parliamo un po’ di te. Come ti sei appassionato al calcio?
Ho cominciato da piccolissimo, quando avevo 4/5 anni. In famiglia nessuno era amante del calcio. Cominciai in una delle tante società di Milano, la Forza e Coraggio, e poi, dopo qualche anno, andai nelle giovanili dell’Albinoleffe. Mi concetrai fin da subito sul calcio, perchè capii che sarebbe stata la mia strada, anche perchè non ero molto bravo a scuola.

Hai un idolo a cui ti ispiri?
L’idolo di sempre, è un po’ banale, ma è Leo Messi. Non ho altri idoli particolari, però ultimamente sto studiando molto Nicolò Barella dell’Inter. Giochiamo nello stesso ruolo e sto cercando di carpirne i segreti.

Quali sono le differenze tra la D e la Serie C?
Molti ritengono che ci siano grosse differenze tra queste due categorie. Io, invece, penso che, se ti impegni e lavori duramente, tu possa patire meno il passaggio. Ovviamente in serie D, anche a causa della regola dei giovani, molte squadre sono meno organizzate a livello tattico, cosa che in Serie C non accade. A livello di fisico e di gioco invece no, perchè in entrambe poche formazioni pensano a giocare veramente a calcio. Quindi, personalmente, non ho patito tanto il salto di categoria.

Qual è stato il tuo primo impatto con il Modena come società?
Per me, che venivo da una società in sfacelo come Pavia, è stato il massimo. Uno stadio come il Braglia, un club con tanti soci che non ti faceva mancare nulla: mi sembrava di essere arrivato in Serie A. Non so quante società in C o in B siano organizzate come il Modena.

Invece per quanto riguarda Modena città?
Mi trovo molto bene. Sono abituato a Milano, però anche qui non si sta male. Sono spesso in centro coi ragazzi e mi piace.

Sei un giocatore molto social?

Sono sempre al telefono, ma non sono uno che posta o condivide molte foto. Però è un buon passatempo.

Segui altri sport oltre al calcio?
Fino a due o tre anni fa seguivo molto il basket. Adesso invece, non so perchè, mi piace molto la boxe.

In cosa pensi che dovresti migliorare?
Sicuramente a livello caratteriale: Quando qualcosa va male, sia in partita che in allenamento, tendo a rabbuiarmi e a chiudermi in me stesso. Invece dove sono cresciuto è nel fatto che, giocando tra i professionisti, ho cominciato a mettere il calcio davanti a tutto, anche all’uscire con gli amici.

MA

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