‘QUANDO SAURO SEGNERA’…’ IL MODENA DI SAURO FRUTTI

Se Bellinazzi è stato l’icona del Modena Anni ‘70, Sauro Frutti è stato l’implacabile finalizzatore di una squadra gialloblu che a metà Anni ‘80 ha fatto sognare i tifosi al punto da essere ancora nei loro cuori. Con 41 gol in tre campionati tra il 1985 e l’88, senza contare quelli realizzati in Coppa Italia, il bomber romagnolo resta uno dei più prolifici dell’ormai centenaria storia canarina. Dopo “Baffogol” e “Lello” Vernacchia, ripubblichiamo l’intervista, uscita sul numero di Vivo Modena dell’8 febbraio del 2012, ad un altro mito della storia canarina, Saurogol. “Arrivai a Modena nell’85 per una serie di coincidenze”, racconta. “Ero a Bologna e con la famiglia avevamo messo su casa a Mantova. In primavera venne da me Pastorello, allora ds gialloblu, mi disse che l’allenatore Mascalaito mi stimava molto e aveva bisogno di un finalizzatore come me per una squadra buona ma che faceva fatica a concretizzare. E così arrivai”.

Quella stagione iniziò subito bene…
Già in ritiro notai un clima diverso. Mi resi conto che il Modena era una famiglia allargata con tanti ragazzi semplice e carichi di entusiasmo. Lo stesso presidente Farina, che era molto giovane, faceva parte del gruppo, era uno di noi. In Coppa Italia passammo il turno eliminando il Sassuolo, poi alla prima di campionato vincemmo 3-1 a Firenze con la Rondinella con due miei gol.

Qual’era la forza di quella squadra?
Intanto c’erano giocatori di qualità come Domini, i giovani Longhi e Piacentini, Rabitti con il quale ci integrammo subito alla perfezione, Torroni, Catellani, Ballardini. Un mix di giovani e vecchi che Mascalaito riuscì ad amalgamare benissimo. C’era lo spirito giusto. Subimmo anche alcune paghe incredibili, Padova, Carrara, Bergamo, ma ogni volta si ripartiva con convinzione ed entusiasmo.

Quale fu la partita cruciale?
Le sfide col Parma di Sacchi furono importanti perchè quella squadra era un po’ il punto di riferimento. Però la gara più delicata fu la penultima a Varese. Vincemmo 2-1 con un mio rigore al 90’. Passammo una settimana di tensione perchè ci si giocava il campionato. Dopo la vittoria capimmo che al 99% era fatta.

Il ritorno in B dopo sette anni. Anche tra i cadetti un ottimo inizio…
Anche quell’anno il ritiro fu molto bello, lo spirito della stagione precedente era rimasto. Iniziammo vincendo 2-0 a Pisa e bissammo una settimana dopo col Lecce con gol di Rabitti. Poi nel ritorno pagammo un po’ lo scotto della matricola. Forse se avessimo avuto una rosa più ampia quell’anno avremmo potuto fare qualcosa di più. Un’altra stagione comunque da incorniciare in cui segnai 17 reti, secondo solo a Rebonato del Pescara.

Lo stesso non si può dire dell’anno successivo. Cosa accadde?
Un insieme di cose. Il ritiro fu uno dei più belli da quando giocavo. Poi a un certo punto sentii un male al collo che continuò a peggiorare al punto che non riuscivano nemmeno a sottopormi a risonanza perchè non ero in grado di piegarmi. Persi anche l’uso del braccio destro. Rimasi fuori tre o quattro mesi e quando scoprirono che era un infiammazione alla radice nervosa e riuscii a rientrare non fui in grado di dare quell’apporto che serviva. Bisogna anche dire che non c’era più l’atmosfera degli anni precedenti. Qualcosa si era rotto nella squadra e nel gruppo. Peccato siano finiti così due anni e mezzo stupendi.

Lasciata Modena dove è andato?
Ho avuto offerte dalla B e dalla C, ma non volevo spostare la famiglia da Mantova e andai a giocare a Rovereto nel Cnd. Anche lì ho vissuto 4 stagioni importanti con oltre 50 gol e un periodo da allenatore-giocatore.

Vede ancora i compagni di allora?
Un po’ ci si perde, ciascuno ha i suoi impegni e la sua vita. Capita di vedersi con Rabitti, Torroni, Catellani. Ho rivisto Longhi, Piacentini, Ballotta. Non vedersi però non cambia il rapporto e i valori di quel gruppo.

Torna spesso a Modena?
Ogni tanto vengo a vedere qualche partita. Mi piacerebbe tornare ad allenare il settore giovanile gialloblu. L’ho già fatto con gli allievi nazionali anni fa. Ho avuto anche un certo Luca Toni. Lo ricordo sgraziato e disarmonico ma con una gran voglia di arrivare. Ha fatto dei progressi enormi.

GIOVANNI BOTTI
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