‘QUEL RIGORE PARATO AL SAN PAOLO’, INTERVISTA AD ANTONIO NARCISO

Dopo l’addio di Perna, Antonio Narciso è l’unico veterano rimasto nel Modena FC. Il portiere classe ’80, che ha combattuto tante battaglie con la squadra geminiana, è fresco di rinnovo: “Per me è una grande soddisfazione rimanere legato a questa società e a questo progetto – ha affermato lo stesso Narciso – spero anche in un domani di poter continuare a rimanere qui, ma adesso da calciatore sono contento di far ancora parte di questo gruppo”.

Tornare a Modena è stata anche una scelta di vita, oltre che di lavoro?
Sicuramente sono due fattori che vanno di pari passo, anche se in questo mondo non sempre ci si trasferisce in un posto per rimanerci a vita. Riuscire a conciliare entrambi sarebbe la cosa migliore. In questo momento io vivo a Modena perché mia moglie è di qui e quindi ci siamo stabiliti qui. Sono molto contento perché è una città in cui si sta bene e in cui ho passato parte della mia vita.

Mi potresti tracciare un bilancio della stagione appena passata?
E’ stata una stagione buona perché ci ha confermato come squadra, visto che il nostro obbiettivo era una salvezza tranquilla per poi cercare di fare qualcosa di più, che sarebbe potuto arrivare se si fossero disputate sul campo le partite rimanenti del campionato. La scelta della società di non affrontare i play-off è legittima, anche se un calciatore vorrebbe stare sempre in campo. Questa stagione, però, ci ha permesso di lanciare qualche giovane e ci ha dato la possibilità di dire la nostra. Da giocatore esperto, ho avuto a che fare con un gruppo di ragazzi molto in gamba.

Che giudizio daresti ai tuoi giovani compagni di reparto Gagno e Pacini?
Gagno sicuramente è un portiere di prospettiva. Ha evidenziato qualità e allo stesso tempo qualche difetto. Ma è ancora giovane e si è confermato un ottimo portiere di categoria, con la prospettiva di poter ambire a qualcosa di più importante. Pacini, invece, non ha avuto molto spazio ed è difficile giudicarlo: per capire la stoffa di un portiere ci vogliono almeno una decina di partite, e certe volte neanche bastano.

Durante la stagione c’è stato anche un cambio in panchina. Secondo te che cosa è andato storto con mister Zironelli?
Nel calcio ci sono tante strade. A volte quella che si decide di intraprendere è quella giusta, mentre altre volte c’è bisogno di un cambio di rotta per far si che qualcuno renda ancora di più. Sicuramente Zironelli era un allenatore diverso da Mignani, ma alla fine ha fatto anche lui punti sul campo. L’arrivo di Mignani è servito per dare una scossa all’ambiente e auspico che la prossima stagione possiamo toglierci soddisfazioni importanti.

Facciamo un passo indietro di qualche anno. Cosa si prova a parare un rigore nel finale al San Paolo?
Fu importante intanto perché mi permise di essere confermato titolare. Poi fu una grande soddisfazione. Parare un rigore quando hai tutti gli occhi addosso e tutti credono in te, al San Paolo, contro Calaiò e contro il Napoli che puntava a vincere il campionato, conquistando quel punto che ci permise di salvarci, fu davvero il massimo.

Invece cos’hai provato quando sei stato convocato per la Nazionale Under 21?
Guarda, capitò nel momento più brutto della mia vita, perché era appena morto mio padre. Nel giro di una settimana, però, feci il mio esordio in serie A, con il Bari a Bologna, e quella sera stessa il direttore sportivo mi chiamò dicendomi che ero stato convocato in Nazionale. Subito pensai ad uno scherzo, perché queste notizie all’improvviso non le reggo. Ho avuto la possibilità dunque di far parte, seppur per qualche giorno, di un gruppo di giocatori importanti e per me fu una soddisfazione enorme.

Come hai vissuto la quarantena?
Ero spaventato, perché è successo qualcosa di veramente brutto. L’ho vissuta in famiglia, a casa, e per fortuna abbiamo un giardino abbastanza grande e sono riuscito a viverlo e giocarci con i miei figli. Se mi sono cimentato ai fornelli? Più che altro ho cambiato i pannolini a mio figlio e giocato con le Barbie di mia figlia. Non avevo tempo di stare in cucina. Al massimo ho cucinato la pasta in bianco o un uovo al tegamino.

di Mattia Amaduzzi

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