TOMMASO BIANCHI, TRA MODENA, SASSUOLO E NBA

In anni recenti la complanare Modena-Sassuolo è stata percorsa soprattutto da giocatori canarini che si sono trasferiti nella città delle piastrelle. Quest’anno invece è successo il contrario con ben due protagonisti della promozione in A dei neroverdi che sono passati dal Sassuolo al Modena, Lino Marzorati e Tommaso Bianchi. “Quest’estate ho saltato gran parte della preparazione a causa di un infortunio rimediato l’anno scorso proprio nel derby – spiega Bianchi – il Sassuolo quindi, al primo anno di A, ha fatto altre scelte e io sono venuto a Modena. Devo dire che sono stato accolto benissimo da città e tifosi”.

Tommaso, tu sei nato in Toscana, una terra dove il calcio è seguito con particolare passione. Quando hai cominciato?
Da piccolissimo. Mi hanno portato alla scuola calcio che avevo solo quattro anni. Il primo giorno rimasi un po’ traumatizzato, non mi piaceva e mi misi a piangere. Poi è scoppiata la passione e oggi, oltre a giocare, guardo tantissime partite, sia allo stadio che in Tv.

I tuoi genitori sono ex calciatori?
No, però sono grandi appassionati di calcio e sono soprattutto degli sportivi. Mio padre ha giocato a Pallamano in serie A nel Follonica e ha fatto anche il preparatore atletico dell’Hockey. Mia madre invece giocava a Pallavolo. Per questo mi hanno subito indirizzato verso lo sport, il calcio in particolare.

La tua squadra del cuore qual’è?
L’Inter, da sempre. In famiglia sono tutti interisti e mio padre mi ha messo subito addosso la maglia nerazzurra. Il mio campione preferito invece è stato, fin da piccolo, Roberto Baggio. Mio zio mi faceva vedere tutte le sue videocassette e anch’io mi sono appassionato.

E la tua carriera come è iniziata?
Da giovanissimo mi ha preso il Margine Coperta, un vivaio legato all’Atalanta molto famoso in Toscana poi, dopo un anno, mi ha chiamato il Piacenza per la squadra Allievi. A 17 anni ho esordito in prima squadra a Terni, mentre nella mia seconda parita, contro la Triestina, sono andato subito in gol, di testa su assist di Cacia. Non lo dimenticherò mai.

Giocavi centrocampista anche da ragazzino?
Quando ero piccolo giocavo spesso esterno o mezza punta e segnavo tanti gol. Però, a partire dagli Allievi, mi hanno spostato mezzala e da allora il mio ruolo è sempre stato quello.

Nel 2010 ti ha ingaggiato il Chievo ma non sei mai sceso in campo. Cosa è successo?
E’ successo che ero li da tre settimane e un venerdì mentre facevo i tiri in allenamento mi sono strappato e non sono più riuscito ad allenarmi con la squadra. Alla fine, essendo in prestito, il Chievo non mi ha riscattato e sono tornato al Piacenza.

Hai anche esordito nella nazionale under 21. Che ricordo hai?
Di una bella esperienza. Ho giocato solo una partita, contro il Galles, peraltro da esterno, non proprio il mio ruolo ideale. Perdemmo 2-1 e segnò anche Ramsey, quello che adesso è all’Arsenal. Sono stato convocato altre due volte senza scendere in campo, poi c’è stato l’infortunio col Chievo che mi ha condizionato.

Dopo il fallimento del Piacenza sei arrivato al Sassuolo…
L’ultimo di Piacenza è stato un anno abbastanza tragico. Io feci un buon campionato con 40 presenze e 4 gol, però alla fine retrocedemmo ai play out con l’Albinoleffe. Poi è successo tutta la vicenda del fallimento e del calcioscommesse. In estate sono andato subito al Sassuolo. Mi sono trovato bene immediatamente in un gruppo quasi tutto di ragazzi tra i 23 e 24 anni. Avevamo voglia di fare e abbiamo fatto un grande campionato. Alla fine purtroppo siamo usciti ai play off contro la Sampdoria solamente per un gol. Era la prima volta che una squadra con 82 punti non andava in serie A.

Vi siete rifatti poi lo scorso anno, ma che fatica all’ultima giornata proprio contro il Livorno, squadra della tua terra…
Il Livorno è stata la prima squadra che sono andato a vedere da piccolo, visto che è lo stadio più vicino. Era un Livorno-Triestina in serie C1, direi l’anno della promozione in B, e il Picchi era pieno. Lì si vede tutta la passione di quella terra per il calcio.

Pea e Di Francesco, con chi ti sei trovato meglio?
Due ottimi allenatori, ma se devo dare la mia preferenza dico Di Francesco. Con lui abbiamo giocato un calcio più offensivo, più adatto alle mie caratteristiche.

Segui altri sport?
Il calcio è diventato ormai un lavoro e io, come tanti in questo periodo, mi sono appassionato al basket Nba. A Natale sono andato anche a vedere una partita a New York. Più che per una squadra tifo per un giocatore, LeBron. Penso sia l’atleta perfetto.

A New York si è trasferito un altro ex del Sassuolo, Alessandro Noselli. Lo hai incontrato?
E’ vero, lui adesso gioca nei Cosmos, tra l’altro in quella squadra c’è anche un preparatore atletico di Follonica che è un mio amico. Non sono riuscito a vederli perchè quando sono andato la erano nel periodo della pausa. Noselli ha sempre parlato di New York, ci andava spessissimo in vacanza e diceva che là stava benissimo. Sono contento per lui perché è riuscito ad andare a vivere nel posto dove voleva. E poi vivere a New York è tanta roba…

A Modena come ti trovi?
Benissimo. Abito vicino al centro con la mia ragazza e il cane. Mi piace girare per la città e andare a vedere i negozi. A volte mi vedo con i compagni e anche con alcuni del Sassuolo che vivono a Modena. In particolare Missiroli e Gazzola. Siamo rimasti in buoni rapporti, cosa che nel calcio non è così facile. Credo di aver trovato degli amici veri.

GIOVANNI BOTTI
VIVO MODENA 19 MARZO 2014
www.vivomodena.it