LE INTERVISTE DE LA TANA GIALLOBLU’: ANTONIO MARASCO, I DUE ANNI DELLA A E UNA RETROCESSIONE DOLOROSA

In foto Antonio Marasco dall'album calciatori Panini 2003-04

Riprende oggi la collaborazione fra La Tana gialloblù e Modena Sportiva con l’intervento avvenuto in diretta streaming con Antonio Marasco…

La Tana gialloblù: Grazie Antonio per avere accettato il nostro invito

Marasco: Grazie a voi per l’invito, un piacere per me essere qui con voi

La Tana gialloblù: Parliamo con te Antonio delle due stagioni della serie A, te giungesti a Modena nel Gennaio del 2003 esordendo a San Siro contro il Milan

Marasco: Sì hai ragione, ero a Palermo, chiamò il mio procuratore informandomi dell’interessamento nei miei conronti da parte del Napoli, in questa trattativa si intromise il Modena ed io accettai immediatamente, mi aggregai alla squadra il giovedì e giocammo per l’appunto a Milano contro il Milan la domenica, come hai giustamente ricordato. Diciamo che fu una trattativa lampo, con il Napoli favorito per ottenere le mie prestazioni, ma per l’appunto il Modena entrò in questa trattativa ed io fui ben felice di accettare questa richiesta anche perchè potevo tornare nella massima serie in un club importante come quello gialloblù. E quella stagione fu molto positiva visto che ottenemmo una bella e meritata salvezza.

La Tana gialloblù: Era una serie A a dei livelli stratosferici, la serie A di allora era senza dubbio un punto di riferimento a livello mondiale.

Marasco: Sicuramente parliamo di un altro calcio rispetto a quello di oggi, i calciatori più forti erano in Italia, diciamo che il calcio Mondiale aveva l’Italia come un punto di riferimento assoluto. Basta pensare a quali giocatori militavano nella Juventus, nell’Inter, nel Milan, nella Lazio, nella Roma o nella Fiorentina, giocatori straordinari..

La Tana gialloblù: Quanto è difficile entrare a campionato in corso in una squadra che deve salvarsi?

Marasco: Quando arrivai a Modena giunsi in uno spogliatoio di ragazzi per bene, educati, tutti quanti proiettati a salvare la stagione, sicuramente io sono stato avvantaggiato nell’avere a che fare con dei bravi ragazzi. Poi devo dire che ho trovato uno staff tecnico di primissimo ordine con mister Gianni De Biasi, non ho davvero avuto problemi a calarmi nella mentalità di Modena, sono anche stato aiutato molto dalla società e dall’ambiente di Modena. Alla fine noi giocatori abbiamo dato tutti noi stessi per perseguire quell’obiettivo, che era appunto mantenere una categoria che Modena aveva inseguito per tanti anni.

La Tana gialloblù : In quegli anni Antonio qual’è stato il giocatore che ti ha creato maggiori problemi? 

Marasco: Mi viene da pensare a Zidane, a Ronaldo, a Rui Costa, ma sicuramente mi hanno messo in difficoltà anche giocatori come Nedved, Davids e comunque i centrocampisti di quelle squadre erano talmente forti che era difficile contrastarli con efficacia. Era indispensabile mettere in campo la massima concentrazione e determinazione, in caso contrario era molto difficile limitarli.

La Tana gialloblù: Hai parlato di mister De Biasi, che  raffronto possiamo fare fra lui e mister Malesani?

Marasco: Sono due personaggi ovviamente diversi, due tecnici entrambi molto preparati. Io posso parlare bene di entrambi, anche se con De Biasi i risultati proseguirono per tutta la stagione, mentre con Malesani a un certo punto della stagione qualcosa si ruppe. Successe quando cominciò a vedere dei fantasmi dove i fantasmi non c’erano, con De Biasi ho sempre avuto un rapporto chiaro e trasparente, mentre con Malesani il rapporto si è pian piano sgretolato, forse lui con il suo carattere non è entrato nel clima di quello spogliatoio, anche se non vorrei dare troppe colpe all’allenatore, quella salvezza, che era senza dubbio alla nostra portata, non fu raggiunta non solo per colpe sue.

La Tana gialloblù: In quella stagione fu senza dubbio decisiva la sconfitta di Udine.

Marasco: Ricordo molto bene quella partita, una settimana dopo ci fu la partita casalinga contro l’Ancona nella quale l’allenatore si inventò dei cambi stravolgendo tutto l’assetto tattico della squadra. Infatti in quella partita andammo sotto, poi dopo la vincemmo nella ripresa quando, anche sicuramente non fu solo merito nostro, entrammo io e Campedelli. Ma voglio ripetere che le colpe di quella retrocessione vanno divise equamente fra giocatori, allenatori e dirigenti.

La Tana gialloblù: A distanza di tanti anni, in quella partita di Udine il Modena non meritava di perdere, ed era in una posizione abbastanza tranquilla di classifica, per quale ragione, secondo te, ci fu questo stravolgimento della squadra titolare?

Marasco: Questo sarebbe da chiedere all’allenatore, così come noi rimanemmo increduli quando la domenica seguente si presentò al campo dando la formazione. Diciamo che certe decisioni tecniche sono forse da attribuire alla scarsa lucidità dell’allenatore.

La Tana gialloblù: Nell’arco di quella stagione c’è stato un momento in cui come gruppo squadra vi siete resi conto che la salvezza poteva diventare un obiettivo irraggiungibile?

Marasco: Mah, che dire, parlando del finale di stagione, mancavano quattro partite, partite decisive per alcune delle quali io sono stato pure infangato e mi ci vorrebbero ore per parlarne, fortunatamente da questa situazione ne sono uscito totalmente riabilitato e pulito. Ricordo che giocammo a Modena contro la Sampdoria poi a Verona contro il Chievo, a Modena contro il Siena e chiudemmo a Roma contro la Lazio, noi avevamo stilato una scaletta. La Sampdoria si giocava l’Europa e venne a giocarsi la partita, ma noi pensavamo di vincere come poi facemmo grazie anche a una grande parata nel finale di Zancopè, poi andammo a Verona e pensavamo di fare un altra vittoria ma le cose andarono diversamente, stessa cosa con il Siena e con la Lazio, insieme alla società si pensava quasi a un possibile filotto di vittorie invece le cose andarono in maniera molto differente, e ci fu una retrocessione ampiamente evitabile.

La Tana gialloblù: L’atteggiamento di alcuni giocatori durante Chievo Modena ha lasciato un po da pensare.

Marasco: Si va sempre in campo per dare il massimo e a noi il Chievo non ha regalato nulla, come non ha mai regalato niente a nessuno, forse pure noi pensavamo di trovarlo un po più rilassato, però alla fine così non fu e noi perdemmo una partita che pensavamo di poter portare a casa. Poi tutto quello che è uscito fuori dopo ha avuto, come ho detto prima, me come unico penalizzato, sono stato considerato per queste vicende l’untore del calcio. Io penso che un solo giocatore non possa essere determinante per lo svolgimento di una partita, però per queste cose io sono stato giudicato in maniera negativa da tutto l’ambiente del calcio e questo è stato molto brutto e penalizzante per me e la mia famiglia.

La Tana gialloblù: Sicuramente questa vicenda ti ha rovinato la carriera, eri regolarmente in serie A e serie B, da quel momento in avanti per te è cambiato tutto in maniera radicale.

Marasco: Verissimo, non so in quante persone avrebbero reagito come ho fatto io, in maniera molto forte e insieme al mio avvocato abbiamo portato avanti la nostra tesi, che è la stessa che ho ricordato prima: un giocatore normale, come poi ero io, non può stravolgere le sorti di un campionato o di una partita e per questa cosa assurda sono stato giudicato in maniera molto pesante. Parlando con molta sincerità, non ho peli sulla lingua come sai, anche qualche collega della squadra quando dovette giudicarmi lo fece in maniera non positiva, forse per salvare un contratto o la propria immagine, venni denigrato come calciatore e come uomo e abbandonato un po da tutto l’ambiente, anche dalla società. Forse hanno cercato di salvare loro stessi, più che di fare emergere la verità che poi è venuta fuori.

La Tana gialloblù: Quindi ti sei sentito un po abbandonato dalla società in quel particolare momento?

Marasco: Quello sicuramente, ti dirò, io a Gennaio dovevo rinnovare il contratto con il Modena, ma parlando con Tosi non raggiungemmo l’accordo, il mio procuratore mi disse che non c’erano le condizioni per attendere il Modena e ci muovemmo diversamente, c’erano già squadre che si erano fatte avanti. Ma poi ci fu questa bomba che non mi permise di continuare a stare in quello che per me è stato il mio mondo e la mia passione, l’assurdo è stato che dopo un anno di mezzo di stop, pagando una penale alla FIGC, ho finito gli ultimi anni della mia carriera fra i dilettanti, quindi ti voglio far capire se una persona è condannata e deve scontare una pena, come si può trovare un concordato per riammetterla? Hanno penalizzato solo una persona come me che ha fatto solo enormi sacrifici per stare in questo modo, sono stato giudicato in maniera negativa da persone in maniera molto frettolosa, con solo quindici giorni di indagini, giudicato per delle telefonate fatte con ex compagni di squadra, non c’erano solo le trascrizioni delle mie telefonate ma di altre trascrizioni di telefonate di altre persone ce n’erano migliaia e alla fine solo io ho pagato. Perlomeno sono tranquillo perché da questa situazione ne sono uscito completamente pulito e posso andar avanti per la mia strada, il calcio mi ha dato tanto e nello stesso tempo mi ha anche tolto tanto e vorrei avere la possibilità di riprendermi quello che mi è stato levato anche perché nonostante tutto il calcio è il mio mondo.

La Tana gialloblù: Saresti rimasto in serie B per provare a tornare in serie A? O vedevi una società troppo fragile per risalire immediatamente?

Marasco: Io non ho mai visto il Modena come una società troppo fragile, ho visto una grande società che si è difesa da quell’accusa, dimenticandosi di me forse perchè dovevano salvarsi loro. Mi ha fatto male vedere il Presidente Amadei in quella condizione, è stata una persona che ha fatto tantissimo per il Modena, ma forse qualcun altro invece di creare un solo corpo mi ha gettato in un mare agitato. Io a Modena mi sono trovato non bene, ma benissimo, avevamo persino pensato, io e la mia famiglia, di venirci a vivere, una città a dimensione d’uomo, dove si viveva benissimo, l’ambiente era davvero splendido, quindi sì sarei senz’altro potuto rimanere per dare una continuità a un progetto che si è spezzato a causa di uno tsunami a cui io ancora non credo.

La Tana gialloblù: Lo società quando decise di sollevare dal proprio incarico Malesani si confrontò con voi o fu una scelta unilaterale?

Marasco: Dopo la partita di Udine qualsiasi persona che ne capisce di calcio avrebbe dovuto fare quella scelta, forse poteva essere fatta una scelta diversa da quella di Bellotto che non sedeva su una panchina di A da tanti anni, forse era il caso di interpellare anche giocatori del calibro di Ballotta, Cevoli o altri giocatori esperti. Noi facemmo l’impossibile per cercare di portare a casa la salvezza, anche considerando che fino alla fine avevamo il lumicino della speranza di poter arrivare alla salvezza. Non voglio dare la colpa a nessuno, io sono stato forse il primo ad avere colpe in quella retrocessione, ma si poteva rimediare agli errori fatti in precedenza e sicuramente la stagione seguente in serie B si sarebbe potuto tornare immediatamente in serie A considerando che Modena è una città dove si può lavorare con tranquillità.

La Tana gialloblù: Con quale giocatore o persona ti sei trovato meglio a Modena e con quale ti sei trovato peggio?

Marasco: Mi sono trovato bene praticamente con tutti, magari legai di più per i miei trascorsi insieme a Reggio Emilia, con Cevoli e con il povero Paolo Ponzo, erano comunque tutti bravissimi ragazzi. Con chi mi sono trovato peggio magari me lo tengo per me qualcuno che non mi ha teso la mano quando mi aspettavo me la potesse tendere.

La Tana gialloblù: Un ringraziamento Antonio per avere accetato il nostro invito

Marasco: Grazie a voi per avermi invitato

Enrico Morselli, La Tana Gialloblù

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