QUANDO CI SALVO’ ‘BAFFO GOL’

Il giocatore simbolo del Modena Anni ‘70 è certamente lui. Stiamo parlando di Roberto Bellinazzi, per i tifosi “Baffo Gol”, centravanti di razza che in 4 stagioni con la maglia gialloblu, dal 1974 al ‘78, è stato capace di segnare 44 reti in campionato e diverse anche in Coppa Italia. Terminata la carriera da calciatore Bellinazzi è rimasto a vivere a Modena e adesso allena i bambini del ‘97 della Cittadella. Allo stadio Braglia non ci va ormai da tempo: “l’ultima volta è successo quattro o cinque anni fa – racconta – l’anno scorso sono andato con mio figlio a San Siro a vedere Milan-Chievo, ma è stato un caso isolato. Preferisco allenare i ragazzini”.

Quando arrivò al Modena?
Fu nell’ottobre del ‘74. La squadra allenata da Galbiati stava andando bene, ma la società voleva rinforzarla in attacco e così arrivai io dal Venezia. Alla fine fummo promossi in serie B. L’anno successivo, invece, rimanemmo vicini alla vetta della classifica per diverso tempo e forse, con un’altro attaccante da 10 gol, avremmo potuto andare in A. Dal Napoli era arrivato Ferradini che ne fece soltanto 3. Segnavo quasi solo io.

La salvezza del 1977, invece, è rimasta nella storia…
Ci salvammo all’ultima giornata battendo il Monza che lottava per la A. La società era ancora solida e noi volevamo quella salvezza a tutti i costi.

Il gol vittoria fu una deviazione di Michelazzi proprio su un suo tiro…
Terraneo, il portiere del Monza, per scusarsi, disse di essere stato ingannato da una deviazione. In realtà il pallone non fu deviato da nessuno. Quel gol lo segnai io. L’importante era comunque restare in B, cosa che non fu possibile l’anno successivo.

Era il 1978, cosa successe quell’anno?
La società era sparita e non c’erano più soldi. La squadra non sarebbe stata male. Eravamo rimasti quasi tutti, io, Zanon, Rimbano e in porta c’era Grosso. Quando manca la società però non c’è niente da fare. Si va giù e basta. I giocatori hanno bisogno di sicurezza e devono pensare solo a giocare. Se no non rendono.

Ha mai ricevuto offerte dalla serie A?
Si, proprio negli anni di Modena. Mi cercarono, ad esempio, Sampdoria, Fiorentina e Cesena. Io però avevo già 30 anni e puntare su un attaccante di quell’età era un rischio. Prima ero di proprietà del Venezia che mi ha tenuto legato per anni, girandomi in prestito e riprendendomi. Allora i giocatori erano vincolati alla società al 100%.

Dopo Modena continuò a giocare?
Feci metà anno a Pistoia e un’altra metà a Cremona, poi ebbi un grave infortunio al collaterale del ginocchio e ci vollero sei mesi per recuperare. A quel punto avrei continuato solo se fosse stato possibile tornare al Modena, visto che con la mia famiglia avevamo già deciso di stabilirci qui, ma così non fu.

Col Modena non ha più avuto contatti?
No. La società gialloblu in questi anni ha curato poco il rapporto con gli ex. Avere un ruolo nel Modena mi sarebbe piaciuto ma io sono uno che non chiede e loro non mi hanno mai cercato. Io e il Modena siamo pari. Sono stato pagato fino all’ultimo e ho giocato e segnato fino all’ultimo.

Che differenza c’è tra il suo calcio e quello di oggi?
Non c’è paragone. Nel calcio di oggi forse farei fatica a starci, come mentalità. Il nostro era un calcio ancora bello in cui c’era voglia di giocare per la città. Adesso si gioca solo per i soldi ed è un continuo stress. Forse anche per questo ci sono tanti infortuni. Le società spesso spremono i calciatori come limoni poi, quando sono spremuti, li gettano via.

GIOVANNI BOTTI
VIVO MODENA 20 MAGGIO 2009
www.vivomodena.it