STORIE DI SPORT: FABIO GERLI, IL REGISTA GIALLOBLU

Foto Fiocchi/MFC

E’ stato uno dei colpi del mercato estivo per ricoprire un ruolo delicato, ovvero quello del regista, del faro del Modena pensato da mister Mignani. E Fabio Gerli non ha certo tradito le attese. Grazie alla sua visione di gioco, una tecnica sopraffina da categorie superiori e anche un’ottima fase d’interdizione, l’ex Siena è diventato presto il fulcro del centrocampo canarino. In una lunga chiacchierata abbiamo ripercorso l’inizio della sua carriera, fino all’arrivo a Modena, dove ha ritrovato il tecnico che lo lanciò titolare in prima squadra.

Fabio, dove hai cominciato a giocare a calcio?
Nelle giovanili della Lazio, dove sono stato per tre anni. Da tifoso è stata una grandissima soddisfazione, anche se non è durata tanto. In famiglia siamo tutti laziali, è una tradizione, anche se mi sono scelto la fidanzata romanista.

In seguito poi dove sei stato?
Sono stato in una squadra romana, poi tramite uno scout dell’Entella che visionava il centro- sud Italia ho fatto un provino per la squadra ligure. A Chiavari feci due anni e mezzo di giovanili poi esordii in prima squadra.

Qual era il tuo idolo da ragazzino? Il giocatore a cui ti ispiravi?
Il mio idolo è sempre stato Andrés Iniesta, probabilmente perché quando ero giovane lui era il centrocampista più forte in circolazione.

Prima di arrivare a Modena sei stato a Siena, dove hai lavorato con mister Mignani…
Si, esatto. Ho giocato tre anni a Siena, e nei primi due ho avuto Mignani come allenatore. Nella prima stagione abbiamo avuto grandi soddisfazioni, anche se purtroppo non è finita come meritavamo, ma abbiamo comunque vissuto emozioni forti. Anche il secondo anno è stato positivo, ma certo non come il precedente.

Ha influito la presenza del mister nella scelta di venire a giocare a Modena?
Sarei ipocrita a dire il contrario. In passato però avevo avuto già dei contatti con il direttore (Matteassi ndr) quando lavorava a Piacenza. Poi alla fine avevo fatto scelte diverse decidendo di andare a Siena. Come l’ho trovato? Più o meno è rimasto lo stesso, con la stessa di idea di calcio.

Come ti stai trovando a Modena?
Molto bene, anche se purtroppo non ho potuto ancora vivere appieno la città, vista la situazione. Vivo in centro e ho modo di fare delle passeggiate, ma nei giorni liberi non vado in giro. La società, invece, mi sembra sana e che possa creare davvero qualcosa di importante.

Come stai vivendo questa situazione?
Anche prima facevo una vita tranquilla, quindi per me non è cambiato un granché. Certo che mi piacerebbe poter staccare la spina nei giorni liberi, girare nelle città qui vicino, anche per non avere la testa sempre concentrata sul calcio. Studi? Si, sono studente universitario di Economia. Non è difficile conciliare studio e lavoro, anche perché abbiamo tanto tempo libero a disposizione.

Come giudichi questa prima parte della stagione del Modena?
E’ stata una prima parte tutto sommato positiva. Siamo nelle prime posizioni, ma si può fare sempre meglio. Possiamo lottare per traguardi importanti, però siamo una squadra nuova ed è normale essere in questa posizione. Abbiamo a che fare con formazioni che lavorano insieme da tanto tempo, come il Padova e il Perugia che sono due corazzate.

Giocando a porte chiuse viene a meno il contatto diretto con i tifosi. Come si costruisce in questo modo il rapporto coi supporter gialloblù?
Riesci a confrontarti meno e non ti rendi conto neanche dell’importanza della piazza in cui ti trovi. Non sai quantificare quanta gente segua il Modena. Comunque i tifosi gialloblù riescono a far sentire la loro presenza sui social. Qualcuno mi scrive ed io cerco di rispondere il più possibile. Non ho mai avuto modo di giocare al Braglia pieno di tifosi, né da avversario né tanto meno adesso, quindi non conosco il loro calore.

di Mattia Amaduzzi

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