PAOLO CECI, DALL’APPENNINO ALLA DAKAR CON IL MOTORALLY

Modena e la sua provincia sono da sempre definite la Terra dei Motori e, se l’automobilismo è sicuramente il settore più conosciuto a livello mondiale, non bisogna però dimenticarsi di tutte le altre discipline motoristiche che tengono alto il nome del nostro territorio. Una di queste è il motorally, sport praticato da Paolo Ceci, modenese residente in Appennino a Prignano, che da diversi anni è una presenza fissa alla Dakar. Ripubblichiamo la sua intervista realizzata da Francesco Bedoni per un numero di Vivo Modena dello scorso giugno.

Paolo ci spieghi meglio che cos’è il motorally…
Questo termine viene usato prettamente in Italia, visto che a livello internazionale è conosciuto come cross country rally; si tratta di una disciplina che comprende quattro diverse tipologie di mezzi che sono la moto, il quad, le autovetture e i camion. Nel nostro paese invece si corre solamente con le moto e i quad.

Quando si è avvicinato a questo sport?
Ho iniziato abbastanza tardi, soprattutto se si pensa che adesso a 4/5 anni si comincia a correre con le mini moto. La mia prima esperienza motoristica sono stati i go-kart quando avevo 8 anni, ma dopo poco tempo mi sono dato al tennis. L’amore per la moto è sbocciato solamente a 16 anni e ho fatto le mie prime gare di enduro, mentre al motorally ci sono arrivato ancora più tardi, quando avevo già compiuto i 24 anni. La mia prima partecipazione a una competizione internazionale è stata cinque anni dopo.
Una delle gare internazionali a cui ha partecipato è la mitica Dakar…
La prima volta è stata nel 2010, poi ho preso parte anche alle edizioni del 2012, 2014 e 2015. Rispetto a quando si correva tra Parigi e la capitale del Senegal, la Dakar oggi è un po’ snobbata dai puristi ma, anche se si tiene in America del Sud, resta comunque la competizione più affascinante e difficile del mondo.

Che ricordi ha di questa competizione?
Beh, l’edizione del 2010 resta quella che mi ha lasciato i ricordi più belli, d’altronde la prima volta non si scorda mai. In quell’occasione avevo deciso all’ultimo di andare ed è stata un’esperienza straordinaria; stiamo parlando di una gara di 9000 km da fare in tredici giorni, con tutte le difficoltà che si possono presentare in un percorso difficile come quello sudamericano.

Quali sono i suoi principali risultati nel motorally?
Due settimane fa ho vinto il Rally d’Albania, una gara di 1800 km da percorrere in una settimana, mentre due anni fa ho trionfato al Transanatolia Rally in Turchia. A queste due prestigiose vittorie si aggiungono anche i 14 titoli italiani e gli 8 europei.

Che seguito ha questo sport?
Non mi posso lamentare, il motorally può contare su un buon seguito e attualmente permette di partecipare alle gare con costi molto inferiori a quelli che servono per correre con le moto da pista. Nella nostra disciplina, in Italia, una gara si corre con un costo che può andare dai 200 ai 300 Euro, mentre a livello internazionale le cose cambiano; ad esempio per partecipare alla Dakar occorrono almeno 100.000 Euro. Per prendere parte alla Dakar negli ultimi anni ho corso con un team boliviano. In America Latina questo sport ha grande seguito e non ci sono difficoltà a reperire degli sponsor.

Lei è anche testimonial dell’Avis provinciale; com’è nata questa idea?
L’idea è venuta a Paola Costi dell’Avis di Prignano sulla Secchia e io ho accettato subito, perchè credo nella donazione del sangue e io stesso sono un donatore, anche se con le gare faccio fatica a donare con regolarità. Noi piloti pratichiamo uno sport pericoloso e cerco di sensibilizzare i miei colleghi e fargli capire quanto sia importante la donazione del sangue.

A volte però intorno al vostro sport non mancano le polemiche…
Purtroppo è così. Troppo spesso veniamo definiti come dei veri e propri distruttori di boschi, ma la verità è completamente diversa. Finito l’inverno siamo i primi a pulire i sentieri e i boschi, per permettere sia a noi che agli altri di potersi godere la bellezza della natura senza rovinarla.

Di Francesco Bedoni
(Foto dal profilo Facebook di Paolo Ceci)