UN EQUILIBRIO DELICATO. MA A BAKU CHI HA RAGIONE TRA VETTEL ED HAMILTON?

Vettel paga l'irruenza, ma il regolamento parla chiaro. Hamilton non avrebbe dovuto passarla liscia...

Quello di Baku è stato uno dei Gran Premi più pazzi degli ultimi anni. Ha vinto Ricciardo, partito 10°, seguito da Bottas che l’aveva combinata grossa in partenza e da Stroll. Sì, proprio Lance Stroll! E questa, già di suo, è forse una delle cose più folli del week-end. Ma l’attenzione e la scia mediatica se l’è presa il duello “gladiatorio” Vettel-Hamilton.

I due si sono tolti i guanti, hanno levato una maschera che indossavano da troppo tempo e, d’ora in poi, non se le manderanno a dire. Né davanti ai microfoni né, cosa più importante, in pista.

Ma ora concentriamoci su quanto accaduto a Baku. Sulle decisioni prese dai commissari, sul regolamento e sulle condotte dei protagonisti del mondiale. Aldilà del tifo e di strambe ipotesi “complottiste”.

IL CASO.

Giro 21, e già a Baku ne sono successe di cotte e di crude. Ma davanti, nonostante tutto, ci sono i due che ci aspettavamo. Hamilton e Vettel, in quest’ordine, sotto regime di Safety Car.

In uscita dalla Curva 16 il pilota Mercedes, battistrada, rallenta bruscamente, passando da 90 a 50 km/h. Vettel alle sue spalle non riesce ad evitare il contatto, danneggiando il muso di “Gina” e il fondo piatto dell’inglese.

Ma il primo “fallo” di Hamilton passa in secondo piano nel momento in cui Seb, accusando il primo di aver commesso un “breaking test”, risponde “speronando” la Mercedes numero 44. La gommata di Vettel è una sorta di fallo di reazione per il quale il pilota del Cavallino verrà penalizzato con uno stop and go di 10 secondi e una decurtazione di 3 punti sulla super-licenza da pilota F1. Il corrispettivo della patente di guida, in pratica.

Non solo. In virtù della penalità appena descritta il ferrarista ha di fatto perso la gara, stando per ben 28 secondi in Pit Lane. Hamilton, poco dopo, avrebbe invero avuto un problema alla protezione del casco che lo costringerà ad un pit stop forzato.

IL REGOLAMENTO: LA FIA HA SCAGIONATO HAMILTON.

Articolo 27.4: In nessun momento una macchina può essere guidata inutilmente lentamente, in modo irregolare o in un modo che potrebbe essere considerato potenzialmente pericoloso per gli altri piloti o per qualsiasi altra persona.

Prima di tutto, Vettel ha torto. Ed ha un torto sacrosanto, basta leggere l’articolo 27.4 del regolamento. In più, una reazione del genere non è concepibile da un campione del mondo del suo calibro. I dieci secondi di penalità sono addirittura pochi per quanto accaduto, e probabilmente, se Seb non vestisse la nobile tuta rossa, starebbe facendo i conti con una sanzione più pesante.

L’ultimo tassello che ha inchiodato il #5 rosso riguarda la manovra del tamponamento, ritenuta volontaria e non casuale. Il discriminante è la presa sul volante, che “cerca deliberatamente una sterzata”.

Dall’altra parte, perché Hamilton non è stato penalizzato?

Se lo è chiesto lo stesso Vettel, a buon merito. Dalle immagini risulta che la decelerazione sia stata evidente, ma l’inglese viene scagionato dalla FIA. Perché? Perché, analizzando i dati in telemetria, la pressione (50 bar circa) sul pedale del freno è rimasta invariata. È a causa di una scalata in prima marcia che la sua monoposto si è frenata.

Tuttavia ciò non scagiona del tutto il protetto di Toto Wolff. Infatti, come si legge, la guida “irregolare” non è permessa, e quella di Lewis rientra proprio in questa categoria. La manovra di “elastico”, tipica di chi fa l’andatura, di solito non crea conseguenze, pur non essendo amata dai commissari. Inoltre una manovra simile Hamilton l’aveva già “testata” qualche metro prima.

Ma questo non lo diciamo noi, ma il capo supremo, che si chiama regolamento. Più precisamente al punto 39.13, che disciplina il comportamento in presenza di Safety Car:

Articolo 39.13: Per evitare il rischio di incidenti prima che la safety car torni ai box, dal punto in cui vengono spente le luci della vettura, il pilota deve procedere ad un ritmo che non comporta alcuna accelerazione o frenata irregolare né qualsiasi altra manovra che possa mettere in pericolo gli altri piloti o impedire il riavvio.

QUINDI, CHI HA RAGIONE?

Quindi hanno sbagliato tutti: Vettel, a reagire così platealmente, Hamilton, che la sua furbata l’ha fatta, e Charlie Whiting, naufragato in quell’equilibrio di soggettività valutativa che ogni “giustizia” ha (finendo per proteggere l’anglo-caraibico).

Ci voleva più coraggio, insomma. Mentre Vettel è stato davvero un pollo, mostrando, purtroppo, di essere fragile quando i nervi sono a fior di pelle. Ha staccato le vene dal cervello, dando la possibilità all’avversario di poter mostrare un viso d’angelo in conferenza.

Un avversario che in quanto a malizia sa il fatto suo. Perché non serve un super esperto per capire che Hamilton, del tutto limpido, non è stato.

COME LA PENSANO “GLI EX” (e non solo)?

Fondamentalmente seguono tutti il crisma per il quale il fallo di reazione è più grave del fallo in sé. Un fallo che comunque c’è, come abbiamo detto.

Per Ricciardo “Vettel deve pensare prima di reagire”, ancor più duro Damon Hill: “se lo fai in strada vieni arrestato”. Su questa linea anche Christian Horner, boss Red Bull, così come Niki Lauda (“chi è davanti fa l’andatura e stop”) e Wolff (“sono tranquillo, Lewis non ha commesso infrazioni”). Ma gli ultimi due sono in evidente conflitto d’interesse.

Oltre alla Ferrari che fa scudo attorno al suo driver, anche Helmut Marko, per il quale “Hamilton ha provocato”. Da Maranello invece è sibillino Arrivabene: “siamo in F1 o al Colosseo? Nel dubbio siamo sempre sfavoriti, benché non sia elegante lamentarsi. Facciamo una tecnical direction e ci allineiamo tutti.”

LA SPADA DI DAMOCLE.

La beffa di essersi fatto sfuggire un GP, anche se l’allungo in classifica c’è stato comunque (da +12 e +14). Ma ora Vettel deve stare attento, perché è arrivato a quota nove punti persi “sulla patente”. A 12 scatta addirittura la squalifica per una gara.

La soluzione è semplice. Non cascare in alcuna provocazione durante il GP d’Austria, previsto per il prossimo 9 luglio. Dopodiché gliene verranno aggiunti 3 (scaduto l’anno solare da Silverstone 2016, dove perse i primi tre). E questo rischio si attenuerà.

Gigi Ferrante

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