PAGELLE MELBOURNE: SEB TINGE DI ROSSO I CANGURI, L’OMBRA DI NICO, NUOVA F1, POCHI SORPASSI…

Le pagelle da Melbourne, dove la Ferrari torna a fare la Ferrari, facendo innervosire i tedeschi. Alba nuova?

Se sono passati 553 giorni e 79 domeniche dall’ultima volta, un motivo ci sarà. Dato buono sia per giustificare la festa, sia perché qualcosa, davvero, non andava. E non può essere sempre sfortuna se tu, che rispondi al nome di Ferrari, passi quasi due anni senza vincere un Gran Premio.
Inutile oggi cercare di capirne i motivi, lo hanno fatto in tanti, tantissimi, Marchionne compreso (sbagliando). Ieri una vittoria che apre le porte ad un’alba nuova, ad un nuovo inizio, tirando una riga sul passato. Appunto, in quei 553 giorni di letargo. Una bella riga.
Le pagelle tinte di rosso da Melbourne.

VETTEL VOTO 10. Nel momento più delicato di tutta la sua carriera, a quasi quattro anni dall’ultima volta in cui primeggiava in classifica mondiale, gli astri lo accompagnano fuori dalla tempesta. Già la prima fila di sabato aveva fatto nasare la possibilità di un ritorno a risultati antichi. La domenica è una conferma dell’efficacia, di Seb e della SF70, che va aldilà delle strategie altrui ed incuranti delle scelte Mercedes. Al netto di un “Forzaferari” in italiano cigolante (è pur sempre tedesco), il Seb pilota è bello, deciso e coinciso.

FERRARI VOTO 9. Più che “Ferrari” il merito va al Team Principal, Mattia Binotto. Silenzioso in inverno, ugualmente silenzioso in Australia, ma altrettanto incisivo. Un po’ come quando, a scuola, ti dividevano in gruppetti da quattro ed avevi la fortuna di capitare col secchione della classe. Prendeva(te) un bel voto e non avevi nemmeno sgualcito il maglioncino.
Ecco, non che a Maranello sia andata esattamente così… ma quasi: Allison chi?

DEBUTTANTI SERI E VERI VOTO 7. Ci riferiamo a Valtteri Bottas e Antonio Giovinazzi. Il primo, mutilato dalla critica ancor prima di mettere le chiappe in sella, non si becca quel gap astronomico dal compagno di box Ginetto, come molti predicevano. Il secondo, primo italiano al via dopo tredici anni d’assenza (!), le chiappe in sella le mette per la prima volta solo dopo aver pucciato la brioche nel cappuccio la mattina precedente. Su una F1. E arriva dodicesimo: mica male!

HAMILTON VOTO 4, ROSBERG VOTO 8. Gino sta mettendo le mani avanti dai test di Barcellona, sostenendo che la Ferrari nasconda i propri progressi. Sarà anche vero (e comprensibile), ma sarebbe giustificabile se guidasse un 4×4 della Chicco, o una Sauber, tanto per capirci. Poi, a metà gara, si traveste da tecnico (che non è) e terrorizza il suo muretto dicendo loro che la gomma sta cedendo. Risultato: pit subitaneo e Vettel ne approfitta. Risultato numero due: le gomme potevano reggere altri sei giri. Risultato numero tre: a Toto Wolff manca Nico Rosberg, a cui avrebbero chiesto un secondo parere tecnico. Molto più affidabile. Ombra lunghissima.

RAIKKONEN VOTO 5. Se gli astri si concentrano da un lato del box, l’altro lato rimane scoperto, no? La parte “indifesa” è quella del finlandese, la cui quarta posizione, eccettuando uno start grintoso e caparbiamente difensivo nei confronti di Verstappen, non appaga più di tanto. Vero che l’anno scorso un quarto posto avrebbe reso la sufficienza piena (almeno), vero anche che l’altra Rossa ha vinto. E allora ben venga il “cinque” alla medaglia di legno.

RED BULL VOTO DOVE SEI? Assente ingiustificata dall’ultima gara di Abu Dhabi dell’anno scorso, la squadra di Milton Keynes pare si sia presa licenze per assentarsi in questo inizio di campionato. Non che fosse così complesso prevedere uno sbandamento iniziale, visto non tanto il week-end australiano (Ricciardo che si gira in qualifica nel momento cruciale ne è un esempio, imperdonabile), quanto per il progetto palesatosi da quest’inverno: fragile, prematuro, acerbo. L’unico non-acerbo è proprio quel ragazzino che ne avrebbe tutte le caratteristiche anagrafiche, Verstappen.

DEBUTTANTE INVENTATO E SPUDORATO VOTO 2. Lance Stroll, classe ’98. Il padre, proprietario dei brand Ralph Lauren, Tommy Hilfiger e Michael Kors, ha un patrimonio di 2,6 miliardi di dollari, dichiarò di voler fondare un team tutto suo in F1 se il figlio non fosse riuscito a “sfondare” altrimenti. L’incombenza gliel’ha sottratta la Williams, offrendo un posto al viziatello di casa. Lance parte penultimo (il compagno di squadra è 7°) e (non) finisce lamentando problemi ai freni. Non è facile per nessuno debuttare, ma se sei così sfacciatamente appoggiato, non sei nemmeno simpatico. Non a me, almeno.
Ora capiamo perché Massa ha deciso di tornare… furbacchione.

ALLA NUOVA F1 VOTO… 1, come i sorpassi che ci sono stati. Nonostante i proclami (non per bocca di Marchionne stavolta), il Circus non sembra fantabolante né entusiasmante. Non più di prima, non meglio di prima, non meglio di sempre. Avvicendamenti solo in virtù di strategie (giusto). Di duelli veri pochi, pochissimi. Nelle retrovie, per di più. Voto da mettere a matita per il beneficio di dubbio della prima gara. Un libro non si giudica dalla copertina (si spera).

NOTE SPARSE A MARGINE. In tanti hanno goduto vedendo la stizza del teutonico Toto Wolff quando si è reso conto di essere stato infinocchiato dalla Ferrari. Ferrari che invece si preoccupa, e non poco, quando il motore della Haas di Grosjean (motorizzato da Maranello) va in fumo, ma è solo un campanellino d’allarme che rimarrà tale.
McLaren inguardabile, esteticamente e non. Inguardabile anche Alonso, non per la guida ma per una depressione ormai imminente. Force India inguardabile solo nell’aspetto, Toro Rosso (8° e 9°) guardabilissima e apprezzabilissima.

di Gigi Ferrante

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