Il neo acquisto del Sassuolo Pedro Felipe, si è presentato ai microfoni di Sassuolo Channel. Il brasiliano ha raccontato a 360° il suo percorso calcistico e non solo:
”Io vengo da una famiglia umile. Quando ho iniziato a calcio ho guardato e ho pensato che questo poteva aiutarmi a crescere e aiutare la mia famiglia. Quindi è diventato il mio lavoro e faccio una cosa seria, non solo per divertirmi, ma anche per il lavoro e per la vita. Il calcio è la mia vita. Sono uscito da casa da piccolo, a 11 anni per la prima volta. Stavo giocando in una competizione con la mia città e ho visto una persona di Vittoria, che mi ha guardato mi ha chiesto quanti anni avessi. Gli ho detto che avevo 11 anni e lui non ci credeva. Perché in Brasile c’è quella cosa che tu dici che hai 11 anni, però può essere che non sia cosi. Dopo lui mi ha detto di chiamare il mio responsabile. Dopo averlo contattato si è complimentato con me e mi ha portato al Vitoria. Io ero incredulo, non ci credevo. Dopo un mese lui mi ha chiamato e poi è andato lì e dopo una settimana loro mi hanno detto di raggiungerli e poi sono qui”.
Durante il periodo al Vitoria:
”Quello periodo da Vittoria mi ha insegnato tanto perché ancora ero un bambino. Non sapevo tanto della vita, non sapevo tanto di niente. Lontano dalla famiglia, mancava mia mamma e la mia famiglia, però ero andato lì per loro, quindi avevo voglia di essere ogni giorno forte per loro. Mi ha insegnato tanto essere uomo, da piccolo essere uomo, tenere responsabilità e tutto il resto”.
Poi l’approdo al Palmeiras:
”Prima di andare a Palmeras, in quel momento la mia società, il Vittoria, non viveva un buon momento, quindi io stavo iniziando a crescere, però la società non poteva regalarmi niente di più, perché ancora ero giovane e non vivevo un buon momento. Poi è venuto il Palmeiras e mi ha convinto. Sono andato lì da loro in prestito con diritto di riscatto successivamente opzionato”.
L’arrivo in Europa, in Italia:
”Quando sono stato in Italia è stato tutto diverso, perché prima di tutto è un altro paese, un’altra cultura, un altro modo di vivere, un’altra lingua, un altro ambiente. Io non ero abituato al freddo, quindi quando sono venuto qui faceva molto freddo, quindi stavo male, chiamavo mia madre. «Mamma, senti, ma questo non è normale, qui sempre fa freddo». È stato un periodo divertente perché è come quello che è stato prima al Vitoria, mi ha insegnato tanto. E’ per la vita. Ogni giorno tu fai qualcosa di nuovo, quindi questo penso che sia normale per una vita da calciatore, oggi sei qui, domani può essere che vai in un’altra squadra, quindi questo è normale, devi essere abituato”.
Sul terribile infortunio:
”Quando mi sono rotto il crociato è stato un momento difficilissimo per me, perché non sapevo come uscire da quel momento, non avevo mai passato da una cosa del genere, quindi non sapevo cosa fare, dove uscire, come uscire da quel momento. Tu devi diventare una persona più forte di testa perché poi ti aiutano, quindi sta insieme con la famiglia, con gli amici che ti danno una mano, che ti dicono che questo periodo brutto passa, poi tu torni più forte di prima, tu capisci questo, inizi a lavorare e poi passa. Tornare dopo dieci mesi in una competizione ufficiale, fare gol, aiutare la squadra, stare con i compagni, sentire quella emozione ancora, è una cosa indescrivibile, è un momento molto speciale”.
Poi la Juve:
”Quando sono entrato nel spogliatoio della Juve è diventato un momento molto importante per me, perché lì si vedeva se sono uno di loro, perché si vede che tu sei lì con la seconda squadra, sei giovane, inizi a fare bene e poi puoi andare lì, è possibile. E’ stato un momento molto importante per me, che mi ha aiutato tanto, dove ho iniziato a crescere, dove venivano anche tanti compagni che mi aiutavano, mi davano una mano, mi dicevano così, fai così, fai quello. Bremer è stato uno di quelli che più mi ha aiutato, Cabal, Locatelli, tanti compagni che posso dire qui che mi hanno dato una mano, che mi hanno aiutato, che sono veramente calciatori forti, però prima di tutto sono brave persone, quindi quella è la cosa più bella di vedere. Io prima dicevo come è stare lì in quello spogliatoio con loro, come sono loro ogni giorno e così, però quando tu vai lì vedi che sono veramente molto forti come calciatori, però anche come persone, quindi ti fa felice e inizi a crescere insieme a loro”.
Un parere sulle seconde squadre:
”Uscire da una seconda squadra e poi venire in una squadra come il Sassuolo in Serie A che sta facendo molto bene, io dico mamma mia, ringrazio Dio perché è veramente una cosa molto importante per la mia carriera stare qui in una squadra come il Sassuolo. Qui si vede che è una bella squadra di giocatori che sono anche giovani, ci sono tanti giocatori giovani dove si vede che sono tutti uniti, sembra che sia veramente un gruppo chiuso nel senso che io ti do una mano, io faccio il mio lavoro e ti lascio. Sono tutti insieme. Anche il mister dal primo momento che mi ha ricevuto molto bene, ogni giorno mi insegna e sono felice”.
Su Tarik Muharemovic:
”Io ho un bellissimo rapporto, conosco lui da prima, abbiamo giocato insieme alla NextGen, abbiamo giocato un anno insieme, poi lui è venuto a Sassuolo, però quando possiamo ci siamo sentiti prima che io venissi qua. Abbiamo un bellissimo rapporto. È un amico fuori dal calcio che ho”.
I suoi sogni:
Il mio sogno, prima di tutto, è diventare un giocatore importante, giocare ad alto livello e insieme a questo aiutare la mia famiglia, che è il mio obiettivo finale, di poter sempre dare una mano alla mia famiglia, alle persone che sono vicine a me, ai miei amici. Essere sempre una buona persona anche se non mi conosco”.
L’importanza della famiglia:
”La mia mamma e la mia sorella sono tutto per me, perché sono la mia vita prima di tutto e sono le persone che mi regalano forza ogni giorno, per svegliarmi. Anche se sono lontano da loro, loro sanno che sono qui per loro e vuol dire tutto per me. Le persone che, quando ho un giorno brutto o un giorno male, mi chiedono se hanno bisogno di me. Anche se non sono vicine a me, stanno qui con me e mi dicono una parola che mi mette a posto, tranquillo, calmo e sereno. Anche mia sorella, quando mi sono rotto crociato, è venuta qui da sola, è stata qua con me e mi ha aiutato. Quindi sono tutto per me, la mia vita, la mia famiglia, la mia mamma e la mia sorella sono tutto per me.
La religione:
”Io sono evangelico, ho questo rapporto vicino a Dio, io credo tanto in Dio. Io sono cresciuto così. Mia madre mi ha insegnato questo da piccolo e io sono cresciuto così. Quindi io sempre voglio ringraziare Dio perché per me è lui che è il principio di tutto, che mi aiuta in tutto, che mi dà la forza che ho bisogno per camminare nella vita. Io sono uno di quelli che per stare sereno ho bisogno solamente di tenere la mia famiglia o amici vicini a me bene. Quindi una volta che tu non hai una persona che è molto importante per te, tu non la tieni, tu guardi e dici ma cos’è la vita, che senso ha la vita, però poi vedi che non è così. Però in quel momento brutto tu ti senti così. Quindi io penso alla mia nonna che era una brava persona e che ora non c’è più. Avevo un bel rapporto come con la mia mamma. Penso a lei, quindi è la cosa più brutta che è capitata nella mia vita”.
Sul calcio:
”Nel calcio la cosa più brutta è quando mi sono rotto il crociato. Però poi non tutti i mali vengono per nuocere, come si dice in Brasile. Io sono diventato una persona migliore in tutto, come giocatore, ma anche come una persona. Perché poi inizi a vedere come devi essere, non come tu vuoi essere. Quindi tu diventi una persona più forte di testa, una persona più forte. Inizia a vedere che nel calcio, tu devi fare le cose bene. Non dico io sono bravo, non devo fare quello. Oggi non ho voglia di andare in palestra, non vado. Non faccio una cosa in più perché c’è un compagno. Tu devi fare la cosa giusta perché alla fine tu vedi che è la cosa certa da fare”.
