BASKET CASTELFRANCO: L’INTERVISTA A COACH ANDREA LANDINI

Lo scorso 8 settembre l’A.D. Basket Castelfranco Emilia ha annunciato l’avvio della campagna abbonamenti per la stagione 2019/2020, che prenderà ufficialmente il via domenica 29 settembre al PalaReggiani contro la Cestistica Argenta. Come lo scorso anno, ciò darà la possibilità (al costo di 15,00 euro) di assistere a tutte le gare casalinghe dell’Ottica Amidei. La squadra, allenata da coach Andrea Landini, parteciperà al campionato di Serie C Silver. Proprio con il tecnico abbiamo fatto un punto della situazione in vista della stagione che verrà, parlando anche di temi importanti e spinosi, come la situazione della pallacanestro in Italia, uscita prematuramente e con le ossa rotte dal Mondiale in Cina.

Coach mi può tracciare un bilancio della scorsa stagione?
La scorsa stagione è stata molto altalenante. Eravamo partiti con un obiettivo ben preciso: far giocare e far crescere i giovani del nostro vivaio, di Castelfranco. Alcuni non erano mai nemmeno scesi in campo in categoria. Da questo punto di vista la sfida è stata vinta. Purtroppo i risultati non sono stati spesso positivi. Forse con un maggior cinismo e concretezza in più ci saremo potuti salvare. Questo è il salto di qualità che ci aspettiamo per quest’anno. Il bilancio però non può che essere positivo.

Che squadra è stata allestita quest’anno? Continuate a puntare sui giovani?
Abbiamo mantenuto la stessa ossatura di squadra dell’anno scorso, con 9/12 provenienti dalle nostre giovanili, inserendo solamente un paio di nuovi elementi. Si tratta di Andrea Govoni, play-maker classe ‘96 con grande esperienza di serie D, e Othmane Youbi, centro di 2,04 m scuola Fortitudo Bologna classe 2000 che ci darà la fisicità che ci mancava. Il fatto di avere così tanti ragazzi cresciuti a Castelfranco in prima squadra è motivo di orgoglio per una società come la nostra.

Quale tipo di gioco predilige?
Noi giochiamo un basket fatto di letture: accettiamo sempre il primo tiro. Perciò ci piace giocare una pallacanestro molto veloce, con i lunghi mobili che sappiano anche tirare da fuori.

Che tipo di campionato è la C Silver? Come funziona?
Si tratta di un campionato regionale a girone unico. Sarà molto impegnativo con un livello molto alto, vista la presenza di squadre della provincia di Bologna e Reggio Emilia, che attingono dunque al bacino delle giovanili di Fortitudo, Virtus e Grissin Bon.

E’ molto sentito il basket a Castelfranco?
Dall’anno scorso abbiamo un grande seguito, visto cha abbiamo sempre il Palasport pieno di tifosi che vengono a supportare i ragazzi. Il fatto, però, si essere in mezzo a due grandi poli di basket come Bologna e Reggio Emilia ci penalizza sotto altri aspetti, come per esempio reperire nuovi giocatori. Questo per noi è uno stimolo maggiore a puntare sui giovani cresciuti nel nostro vivaio.

Ha seguito il Mondiale in Cina?
Purtroppo no perché le partite erano sempre in orari lavorativi, ma il risultato rispecchia la situazione del basket in Italia.

Ovvero?
Facciamo fatica a far crescere giocatori forti. Se vediamo le altre nazioni europee non reggiamo il paragone: la Spagna, per esempio, ha vinto due campionati europei giovanili, e molti hanno almeno sei o sette giocatori titolari in NBA, mentre noi solamente tre.

Cosa si può fare per migliorare questa situazione?
Come prima cosa si dovrebbe far praticare più sport ai ragazzi. Il talento si può nascondere ovunque e solo giocando si scopre se uno ce l’ha o no. Bisognerebbe dunque aumentare l’accesso allo sport affidandosi alle scuole, magari creando dei percorsi formativi ad hoc per i ragazzi, che conducano anche alla carriera di allenatore. Questo è un altro grosso problema. La carriera di allenatore di basket in Italia è molto difficile: la si può fare solo per passione, non per lavoro, perchè non hai un posto fisso e le retribuzioni non sono a livello di altri sport come il calcio. Non è una prospettiva di lavoro allettante. Perciò, secondo me, queste sono le strade da percorrere: allargare la platea di utenti e creare figure di allenatori porfessionisti, che vivano solo di sport.

MA

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